Giornalisti in mongolfiera – Rosita Ferrato
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Giornalisti in mongolfiera

Sapevate che un giornalista può fare anche un’intervista nude look? Non è da tutti, ma Luigi Grassia può. Ce lo racconta, assieme ad altri spassosi aneddoti e storie vere di redazione e di viaggi, nel suo “In mongolfiera contro un albero – sottotitolo vita vera del giornalista della porta accanto”, un libro che si legge tutto d’un fiato, intelligente, gustoso, divertente, sia per chi è del mestiere e sia per chi non lo è (ma per chi è giornalista e conosce certe dinamiche di redazione e ha quotidianamente a che fare con i “colleghi” è addirittura irresistibile). Non è una rassegna né un reportage, sono i suoi ricordi: “E’ un dietro le quinte del mio lavoro – racconta – e i particolari che baluginano più di frequente sono quelli umoristici”.

Novarese, giornalista a La Stampa di Torino, Grassia ci porta nella realtà delle redazioni, nei pensieri e nelle azioni di un inviato, ci racconta le vacanze avventurose di un cronista e la sua quotidianità al desk. “Ma cosa fa esattamente un giornalista? – si chiede Massimo Gramellini nella prefazione del volume – quante volte mi sono sentito rivolgere questa domanda. D’ora in poi saprò cosa rispondere: andate a leggervi l’ultimo libro di Luigi Grassia”. In realtà, il nostro autore è un giornalista un po’ atipico (magari fossimo tutti così!). Brillante, ricco di humour, capace di affrontare la vita con simpatia e benevolenza e di scrivere delle pagine scorrevoli, ricche di freschezza e spirito critico, saggezza e profondità. Una bella serie di racconti, incontri con personaggi interessanti, piccole e grandi avventure. Si ride di gusto, si riflette, e si è anche – perché no? – invogliati a seguire le sue orme e a capire meglio questo bel mestiere.

Seimila articoli firmati, viaggi in cinquanta paesi dei cinque continenti per gli Esteri, l’Economia, la Terza Pagina; interviste a centinaia di personaggi, compresi Henri Kissinger, Kofi Annan, Leah Rabin e Indro Montanelli; tre lanci spaziali (visti) e un volo (fatto) in mongolfiera sul deserto rosso australiano, Grassia porta il lettore piacevolmente a spasso nello spazio e nel tempo. Nell’America di Bush e di Obama, nelle riserve Sioux, in Corea, perfino nell’atmosfera terrestre, e sulla mitica mongolfiera, quella disegnata in copertina, dove l’autore vivrà una peculiare disavventura.

Ma soprattutto, l’autore ci porta nelle redazioni e nella quotidianità di un cronista, a conoscere i segreti del mestiere. “Noi giornalisti tendiamo a parlare in tono scanzonato e persino cinico del nostro lavoro, a lamentarcene (come fanno tutti, qualunque lavoro facciano, immagino); e la redazione tende ad essere vista come un luogo di pena. In realtà è un posto più interessante di tanti altri. Un centro connettivo, un terminale. Una finestra sul mondo”.

Racconti, aneddoti, un collage di schizzi, frammenti, “tutti veri”, e pomeriggi in redazione e piccole perle di saggezza. “Il giornalista non deve mai innamorarsi del soggetto di cui si occupa. Da buon reporter con ambizioni di obiettività mi tocca interpellare la controparte” afferma mentre è intento ad intervistare un’affascinante attivista; “Un vero inviato non dovrebbe aver paura di fare delle gaffe”. (ha appena mancato uno scoop); “La domanda è una domanda solo se non puoi prevedere una risposta”. (sta incontrando la principessa Victoria di Svezia).

Ma perché Grassia ha deciso di regalarci queste pagine? “Mi è sembrato utile farlo per due motivi. Un po’ perché i giornalisti sono sovraesposti, con le facce e con le firme, ma in realtà, il loro mondo per com’è sul serio viene poco o nulla raccontato: le antologie di reportage d’autore non lo raccontano, hanno un focus diverso,e quando vedo la vita in redazione sceneggiata in TV e al cinema non mi ci ritrovo. E poi c’è una seconda ragione, mia personale: desideravo che ‘per questa cosa, quando la fussi letta, si vedrebbe che quindici anni che io sono stato a studio all’arte…non gli ho né dormiti né giuocati”. Pensiero schietto, senza alcunché di machiavellico.

Rosita Ferrato

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