TAWFIK E “LA SPOSA RIPUDIATA”: storia di un matrimonio misto – Rosita Ferrato
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TAWFIK E “LA SPOSA RIPUDIATA”: storia di un matrimonio misto

“Alla terra nera sapor petrolio,
mia famiglia in Iraq, in attesa del mio ritorno;
alla sabbia tinta di hennè,
i parenti in Marocco con lo sguardo verso il mare;
al tiepido azzurro che mi circonda;
gli amici italiani con l’amore negli occhi… (…)” .

La dedica nella prima pagina del libro è già una poesia, ma se ne troveranno altre all’interno del testo. Il romanzo è “La sposa ripudiata” (Bompiani), ultimo libro di Younis Tawfik, nato in Iraq, a Torino dal 1979.
Opinionista, conferenziere, insegnante di Lingua e Letteratura Araba all’Università di Genova. Studioso, intellettuale raffinato, già autore de “La Straniera” (1999), “La città di Iram”, “L’Iraq di Saddam” (2003) e “Il profugo” (2007), Tawfik scrive in italiano e porta in questo suo ultimo lavoro un mondo che mescola due paesi, uno al di là del mare e il nostro, con un linguaggio che richiama la bellezza e la poesia, perché di questo è fatta la storia, con i suoi luoghi e le persone che li abitano.

I personaggi però non sono da fiaba: sono in carne e ossa, con le loro fragilità e la loro forza, e sono descritti nelle vicende e nelle evoluzioni psicologiche che compiono, con cura e profondità. Nello svolgersi della trama, l’Autore li accompagna nel loro mutare: ne coglie anche i più piccoli passaggi, le incertezze, le accelerate, le svolte brusche e gli scivoloni. Il fluire della vita, con le sue riprese dolci, i cambi di passo e di direzione.

La poesia è come incastonata nelle pagine. Pagine che raccontano un mondo dove la gente soffre o è felice, a volte è anche violenta, ma che narrano comunque di un luogo che la parola rende positivo, pulito, che quasi sempre trasmette bellezza e speranza. “Il romanzo – spiega Tawfik – ha un temperamento poetico che uso per distinguermi: nasce dalla mia cultura delle origini; è un insieme culturale mediterraneo tra le mie origini e il paese d’arrivo. L’inserto della poesia è voluto per dare un senso di rafforzamento alla storia, come si usa nella nostra cultura classica, dalle Mille e una notte in poi”.
“La sposa ripudiata” è una storia d’amore e di nostalgia, di spaesamento e di ritorni a casa: sia fisici che psicologici. Narra le vicende di Karima e Dario, una giovane marocchina e un maturo uomo italiano. I due si sposano e dal Marocco, dove si sono conosciuti, vengono a vivere in Italia; ma forse iniziano la loro esistenza insieme con poca consapevolezza delle difficoltà che li aspettano: sarà una vita ardua, per il loro non conoscersi in profondità, per i giudizi crudeli dei poco illuminati, per la solitudine di entrambi.

Il romanzo tiene il lettore sospeso e fino all’ultimo non si sa bene dove voglia condurlo, verso il bene o l’intolleranza, l’integrazione o l’integralismo; lo culla, lo porta in alto, lo sorprende grazie a svolte improvvise e impreviste, lo riporta nella realtà della cronaca più brutale. “Alcuni fatti sono reali – aggiunge ancora l’autore – altri di fantasia. Li ho legati con un fatto di cronaca, l’attentato di Casablanca, per dare al lettore l’idea di come il fanatismo può diventare violenza. E le sue vittime non sono solo le persone innocenti, ma possono essere anche le più amate”.

Della trama è inutile qui sapere di più: questa della “Sposa ripudiata” è una vicenda che scorre, incuriosisce e che si dirama nei temi più complessi dell’oggi. La religione, il fanatismo, la solitudine, l’essere indecisi tra due mondi, la nostalgia. E Tawfik incanta il lettore e lo stupisce, raccontandogli la storia di Karima e Dario, delle loro famiglie e dei loro paesi. Della loro vita e di quella di tanti come loro.

[fonte Babelmed]
Rosita Ferrato

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