L’arabe du future – Rosita Ferrato

L’arabe du future

All’Istitut Français di Tunisi è fuori praticamente sempre. Chi cerca di averlo deve aspettare dei mesi, ma non è detto che alla fine la spunti. Richiestissimo, anzi richiestissimi, sono ben tre. Tre volumi. Parlano di arabi, anzi di un arabo in particolare: l’arabo del futuro, il piccolo Riad Sattouf.
L’arabe du future è un libro di fumetti realizzato in quattro parti (Une jeunesse au Moyen Orient 1978-1984; 1984-1985; 1985-1987), che illustrano con umorismo e tagliente sagacia i primi 6 anni di vita dell’autore, Riad Sattouf appunto, nato da madre francese e padre siriano alla fine degli anni ’70. Romanzo grafico, in cima alle classifiche in Francia, dalla sua uscita nel 2014, prima tiratura ha venduto 25.000 copie, subito seguita da una ristampa di 20.000 copie vincitore di premi.
La Libia di Gheddafi, poi la Siria di Assad padre: con i disegni di Sattouf si comprendono aspetti del mondo arabo e della psicologia dell’individuo che non si comprenderebbero con mille trattati. Riad, è lui l’arabo del futuro, quando viaggia fra la Francia e i paesi arabi, è un piccolo mezzosangue con morbidi riccioli biondi, grande osservatore intelligente che con il candore della sua età coglie dettagli della realtà.
Non è facile citare un fumetto, ma si capisce bene il tono della sua narrazione con il testo che accompagna le immagini. Ad esempio, quando il piccolo Riad e la sua famiglia arrivano in autobus a Homs: “Più ci si avvicinava a Homs e più i ritratti di Hafez Al –Assad si moltiplicavano. C’erano dei grandi pannelli dipinti dove appariva più giovane. C’era una sua statua in mezzo alla rotonda. Lo spazio libero era occupato da adesivi e locandine. Notai allora che ce n’erano dappertutto anche sull’autobus. Con i suoi baffi, anche il conducente assomigliava ad Assad. Del resto, tutti gli uomini sul bus, a parte mio padre, portavano i baffi.
Da parte mia, amavo meno Assad di Gheddafi. Era meno bello, meno sportivo. Aveva una fronte sproporzionata e l’aria un po’ infida. Non gli si vedevano bene gli occhi”.

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