Qui comincia l’avventura – Rosita Ferrato
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Qui comincia l’avventura

Raggiungo la sede del Corriere di Tunisi a piedi. È una bella giornata, cammino per rue de Carthage, per strada, sui marciapiedi rotti, passo davanti ai caffè dove uomini mattutini sono già seduti a fumare. Bancarelle, gatti, immondizia, odori, sole tiepido: Tunisi, comunque la si guardi, è sempre una scoperta.

L’edificio dove ha sede la redazione non mi dà grandi indicazioni, sto per fare tutte le scale quando arriva un uomo anziano, un garagista che lavora nell’officina da basso e mi accompagna al piano giusto assieme ad un’altra signora. Varca una porta d’ingresso già aperta, tutti si chiedono chi sia, ma nessuno gli chiede di uscire, qui funziona così, caotico e familiare allo stesso tempo.

Arrivo in redazione, mi ritrovo in un locale che sa di storia e di giornalismo, pieno di numeri del Corriere di Tunisi, uno dei fogli più antichi e l’unico giornale dei Maghreb in lingua italiana. Rosso, la testata riprende il rosso della bandiera tunisina, la foto in copertina, oltre al contenuto, è sempre di livello, si parla della città, dei suoi quartieri, della sua gente.

Non riporterò in queste righe la parte sulla conoscenza degli altri colleghi: è andato tutto bene, sono stata accolta tra loro, e questa è la cosa importante.

Dopo un’oretta esco da lì piena di idee, di spunti, e di numeri precedenti dello storico mensile: me li studierò con calma al caffè; qui a Tunisi ci si dà da fare, ma senza affannarsi; no stress, ma con impegno. Da oggi sono parte dello staff.

E poi comincia l’avventura: seguo gli avvenimenti (tanti e ricchi) della capitale; è stimolante perché è tutto nuovo: posti, persone, iniziative, è come ricominciare da capo, con un entusiasmo da novellina. Come anni fa, quando ho iniziato a conoscere questo mestiere, di nuovo mi interessa tutto. Raggiungo i posti a piedi, mi consumo le suole delle scarpe, cammino sotto la pioggia coperta solo da un cappuccio, mi faccio accreditare, sgomito, intervisto persone importanti con un ritrovato brividino, quello che avevo smarrito.

Ad un certo punto forse va così: bisogna cambiare mondo. E nel mio caso funziona: con un bagaglio di esperienza e una sicurezza che non avrei avuto agli inizi, senza più paura, ritrovo una sensazione che mi mancava. In un’altra terra, in un nord Africa che mi ha accolta e a cui sento profondamente di appartenere, sono come trasportata indietro nel tempo, nuova e già vissuta allo stesso tempo.

Con una consapevolezza solida, con una forza acquisita, oggi qui a Tunisi il mestiere e la novità si mescolano, e a tratti si cancellano per ritrovare qualcosa di diverso e insperato, qualcosa che credevo perduto. Passato e futuro si confondono: alla giornalista che spero di essere diventata si sovrappone, imponendosi, un elemento nuovo e conosciuto: l’entusiasmo di una cronista alle prime armi, fresca, attiva, e con gli occhi ancora (e di nuovo) pieni di meraviglia.

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