Vacanze d’agosto in Tunisia – Rosita Ferrato
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Vacanze d’agosto in Tunisia

È vero che in Tunisia il calo del turismo è stato forte, però (per fortuna, e purtroppo per il turista o viaggiatore on the road), se cerchi un hotel ad agosto trovi quasi dovunque il tutto esaurito. Biserta, Tabarka, Mahdia, Hammamet; anche le case in affitto con Airbnb quelle rimaste in questo periodo sono poche.

Partiamo da Tunisi, dove i turisti sono prevalentemente algerini; quasi totalmente assenti gli occidentali, tranne i russi, che si muovono in gruppi: nei supermercati del centro nessuno si scandalizza nel vedere delle ragazze bionde in shorts. “Sono straniere – mi spiega un amico – non c’è problema, possono fare quello che vogliono”.

Ci spostiamo di pochi chilometri, ad Hammameth, un’ora e mezza di auto dall’afa soffocante della capitale, troviamo l’aria leggera del mare. Grandi embouteillages, gran traffico nel centro del paese. Zona turistica: gli hotel sono spesso grandi batiments, casermoni, ma gradevoli perchè di colore chiaro, bianchi, e con elementi moreschi. Sfiniti dal caldo per il pur piccolo viaggio (guidare in Tunisia? Parliamone: gente che schizza di qua e di là, motorini in contromano, chi supera sulla destra, pedoni che ignorano l’uso del marciapiede, traffico costante, buchi nella strada, cunette per rallentare che sembrano colline: bisogna avere cento occhi e tenerli sempre bene aperti), ci fermiamo nel primo che ci ispira. Troviamo posto. È un cinque stelle, i prezzi sono “da occidentali”, circa 500 euro per una camera doppia per una settimana. Bella hall con le fontane che cantano, piscine interne, spiaggia privata, insomma, gran lusso. Quella prima sera si mangia fuori, sulla terrazza: i tavoli appoggiati sull’erba, le luci soffuse, la musica live. Scopro che i clienti dell’albergo sono tutti arabi, tranne me. C’è la musica, e sulle belle e grandi palme illuminate, sono appese due bandiere, quella tunisina e quella algerina; canzoni di Cheb Khaled e di altre star algerine; gli ospiti dell’hotel sono ovviamente per lo più di quel paese, (assieme a tunisini abbienti), e li si riconosce non solo dai visi, ma soprattutto dal modo di parlare.
Belle stanze, piscine grandi, centro di thalasso terapia, e una spiaggia da sogno di cui una parte dell’hotel. Chaise longue, con materassino, ombrello di paglia, sabbia bianca e fine, acqua cristallina, silenzio totale, pochissima gente. Un sogno!

La settimana successiva, cambio di rotta. Partiamo all’avventura. A Monastir, costa ovest, dalle parti di Sousse, ad un paio d’ore da Hammamet, troviamo una gradevole casa in affitto. In paese, qualche turista non bene identificato e non in comitiva c’è, ma la località è soprattutto frequentata da tunisini.
Dalle località chic ci ritroviamo nel caos totale delle spiagge popolari: addio lidi silenziosi, qua è il trionfo delle famiglie. Che arrivano con ombrelloni, asciugamani, sedie, mini tende per proteggersi dal sole e si piazzano sulle enormi spiagge affollate.
E se ad Hammamet, luogo esclusivo e frequentato dalla buona borghesia, come tenuta balneare c’era di tutto (bikini, burkini, shorts), qui è praticamente lo stesso paesaggio, ma moltiplicato per mille, mises di tutti i tipi, e con la differenza che i bikini li usano solo le ragazzine. Tante persone in acqua, tanti i giovani che si tuffano dalle rocce: la confusione è totale!
Anche i ristoranti e i caffè seguono lo stesso schema: Monastir è occupato dalle famiglie, numerosissime, di tunisini.
La sera, negli spazi verdi, nei prati dei giardini del centro, la gente, soprattutto le donne, stanno insieme, se la contano, mangiano qualcosa, chiacchierano, una coperta stesa sull’erba.

La Polizia, anche qui, è presente, nelle strade e nei frequenti posti di blocco, e nel paese soprattutto il sabato sera. Ferma le auto per i controlli, pattuglia il lungomare e ferma ogni tanto dei giovani, vede che non abbiano armi su di sé, controlla i documenti. È una presenza che c’è e che rassicura.
(continua…)

Rosita Ferrato

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