Note d’Italia – Rosita Ferrato
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Note d’Italia

Come ve lo immaginate Mameli? Se ricordate le indicazioni sanremesi di Roberto Benigni, sapete che era poco più di un ragazzo, con la barba, il volto fresco, e occhi pieni di speranza, una fronte spaziosa e labbra rosse di gioventù.
Il nostro è del 1827 e scrive “Fratelli d’Italia”, titolo originale “Canto nazionale”, appena ventenne. Figlio di un ammiraglio della marina sarda e di una marchesa, si appassiona alle questioni politiche molto presto, anche perchè il suo tutore è un simpatizzante mazziniano e probabilmente un carbonaro. Con il grado di capitano partecipa attivamente insieme a Nino Bixio all’insurrezione di Milano, dove incontra Mazzini. Dopo la caduta di Milano torna a Genova ed entra in contatto con Garibaldi di cui diviene aiutante di campo, morendo a 22 anni: ferito nei combattimenti contro i francesi venuti in aiuto del Papa, perderà una gamba nell’assalto con la baionetta e si spegnerà recitando versi in delirio.
Ma torniamo ai momenti felici: Carlo Alberto Parrilli, patriota e biografo di Mameli racconta che spesso ci si riuniva per fare “musica e politica”: nacquero parecchi inni come l’Inno Romano di Meucci, “Del nuovo anno già l’alba primiera”, e l’altro, del piemontese Bertoldi “Con l’azzurra coccarda nel petto”. Fu in una di queste riunioni a Torino che Novaro, maestro dei cori del teatro Carignano e del Regio, riceve il foglietto che Goffredo gli manda con i versi che conosciamo. Novaro ne è folgorato e di notte scriverà con passione la musica, condividendola subito con gli amici avventori del caffè Calosso all’inizio di Via Garibaldi: li inviterà a casa sua e sarà la prima esecuzione dell’inno in pubblico! (Intenerisce che solo nel 2010 la SIAE ha rinunciato ai diritti)
ps. Si dice che in realtà l’inno di Mameli non fu tutto del Mameli… vale a dire che lo avesse un po’ copiato da un componimento del suo insegnante, tal padre Canata (vedi IL RISORGIMENTO NELLE VIE DI TORINO, Ed. IL PUNTO di Piergiuseppe ed Emanuele Menietti)
…e ora alcuni appunti:
1. Il Canto divenne inno ufficiale nel 1946, dopo il primo periodo sabaudo e dopo il periodo fascista, quando comunque c’erano ancora il re e la Marcia Reale. De Gasperi ricevette la proposta di Cipriano Facchinetti, ministro della Guerra, di adottare provvisoriamente come inno militare “Fratelli d’Italia” e solo una manciata di anni fa fu reso definitivo.
2. Nel testo dell’inno, si dice “i bimbi d’Italia si chiaman Balilla” e viene in mente la fanciullezza fascista o l’automobile del ventennio. Ma Balilla fu l’eroe ragazzino Gianbattista Perasso che nel 1746 (vedi monumento in piazza Portoria) incitò i genovesi alla rivolta popolare contro gli Austriaci. Avrebbe detto con un sasso in mano: “Che l’inse?” cioè: “La comincio?” e si scatenò il putiferio che portò alla liberazione di Genova.
3. Musica per musica, un cenno al Nabucco. Al famoso “Va’ pensiero” e alle scritte “W Verdi” sui muri. Sull’acronimo di “W Vittorio Emanuele II, re d’Italia”ci sono pareri contrastanti: c’è chi dice trattarsi di un anacronismo. Claudio Casini, biografo in “Verdi”, ed. Rusconi, sostiene che, per qualcosa di espresso a livello così marcato, nel 1842 , cioè quando ci fu il debutto dell’opera alla Scala di Milano, forse era troppo presto. E allora, la scritta “W Verdi”? Luigi Orsini, in “Giuseppe Verdi”, ed SEI, informa : il primo cenno sicuro all’uso dell’acronimo risale alla prima rappresentazione del Ballo in Maschera, a Roma nel febbraio 1859, quindi ben più tardi del Nabucco.
Intanto, il coro degli ebrei esiliati – si studia a scuola – divenne simbolo del risorgimento per gli abitanti del lombardoveneto che volevano affrancarsi dagli Austriaci: ma sarà poi vero? Umh…

Vignette di Alberto Calosso
di Rosita Ferrato e Maria Cristina Sidoni

[Pubblicato su NuovaSocietà il 17 marzo 2011]

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