La contessa di Castiglione: “Una statua di carne” – Rosita Ferrato
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La contessa di Castiglione: “Una statua di carne”

Così la definì Metternich. Di chi si tratta? Una delle donne più bramate, più audaci, più… leggere e impegnative del Risorgimento: la Contessa di Castiglione, Virginia Oldoini detta Nicchia, come la chiamava Massimo D’Azeglio, forse come diminutivo di Virginicchia o forse per l’abitudine di lei bambina di raggomitolarsi sulla poltrona.

Virginia la bellissima, che affascina, che incanta. Che conosce presto gli uomini e li sa gestire. E che viene introdotta bambina nei giri mondani: sua madre, marchesa fiorentina, riunisce infatti nel suo salotto la crème del periodo, ed è qui che la nostra, giovanissima, fa incontri importanti, per sé e per il paese. Tra i personaggi illustri, il re Vittorio Emanuele II suo futuro amante, il già citato Massimo D’Azeglio e Luigi Napoleone ovvero Napoleone III, più vecchio di lei di quasi trent’anni, ma che in futuro incontrerà intimamente.

Nicchia la bella che il padre vuole accasare molto presto: “dal momento che ne sente tanto il bisogno…”dirà. E infatti Virginia si sposa con Francesco Verasis, parente di Cavour, diventando la Contessa di Castiglione. Il povero conte non sarà mai considerato dalla moglie, che anziché amarlo ne sperpererà allegramente i beni e non gli sarà fedele…

Ma veniamo alla politica. La dama è intelligente e all’austera corte sabauda trova ammiratori di ogni genere. “Può diventare uno strumento utile al paese”, pensa Cavour quando la sceglierà quasi ventenne e da poco sposa per cambiare il destino dell’Italia. La missione della giovane? Sedurre l’Imperatore per convincere i francesi a partecipare all’avventura dell’Unità italiana. Compito per cui lei escogiterà mille trucchi : dal carpire dal parrucchiere di corte le nuances delle chiome dell’imperatrice e copiarne l’acconciatura (l’ambasciatore italiano Nigra le aveva consigliato infatti di farsi bionda, “ma molto bionda” come Eugenia – e si dice che il tapino parrucchiere per questa confidenza verrà licenziato!); alle toilettes con penne, piume e veli nelle feste a Parigi. Vestiti scollati, gambe intraviste, anelli alle dita dei piedi, mises sfacciatamente attraenti, come il vestito con un evocativo cuore rosso cucito all’altezza del pube!

La signora ci sa fare, e catturerà la sua vittima blandendola, incantandola, alternando mitezza e caparbietà, ingenuità e mistero…

Insomma, l’Oldoini ce la fa: seduce il sovrano, forse non ricavandone gran godimento nel talamo (“Sono stata imperatrice per cinque minuti” dirà a proposito della prima notte), ma tutto questo cambierà le sorti del nostro paese: Cavour, grazie all’appoggio dell’Imperatore, presenterà all’Europa la questione italiana e di lì a poco Napoleone III sarà nostro alleato contro l’Austria. È il 1859; è la seconda guerra d’Indipendenza.

Vignette di Alberto Calosso
di Rosita Ferrato e Maria Cristina Sidoni

[Pubblicato su NuovaSocietà il 18 febbraio 2011]

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