LA FORMULA DELL’AMORE – Rosita Ferrato
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LA FORMULA DELL’AMORE

La Generosità e la Mitezza: questi gli ingredienti necessari per l’amore e per la coppia. Che stravaganza, direte, ma adesso mi spiego.

La Generosità: ecco un fondamentale per un rapporto a due (e per i rapporti umani). La persona generosa infatti possiede di fondo una sua umiltà. Non è arrogante, al contrario: è attenta, ascoltatrice, capace di mettersi nei panni dell’altro. Riuscendo a vedere il mondo con occhi diversi è disponibile a vivere un gioco particolare, a compiere un passo difficile, ma appassionante: tutto questo però con grande carattere, senza spersonalizzarsi, spogliandosi delle proprie vesti, ma rimanendo se stessa.

Secondo elemento, la Mitezza. Che, attenzione, non è sinonimo di Umiltà. L’umiltà spersonalizza, mentre l’Amore non richiede la spersonalizzazione, ma è intendere l’Altro, avere orecchie per ascoltare, cuore e personalità forti. Pensate ai grandi della storia: Gandhi era un mite, una persona molto solida, estremamente presente a se stesso, idem Barack Obama. La persona mite è disponibile, si pone verso l’altro, vi si dedica senza perdere dei pezzi di personalità, ma ha dalla sua robustezza, forza, perché solo così potrà riuscire a calarsi nei panni dell’altro senza sentirsi invaso.

Può allora accudire il partner nelle forme dei desideri di costui, sapendo che il gesto è corretto e corrisponde al volere dell’Altro, senza però perdere in individualità e in definizione del Sé (ovvero il se stesso più profondo). Un individuo, da tutto questo, viene molto nutrito e arricchito: il generoso non solo non perde, ma guadagna, dà e riceve: perché per ricevere è necessario dare. Alcune volte, e in alcuni casi, dovrà assumersi il rischio di dare di più di quello che riceve, in altre si produrrà la dinamica opposta. In ogni caso, comunque, alla fine dei conti, finirà almeno in pareggio o con grande probabilità, in attivo.

Succede che a volte si affronti lo svolgimento del tema dell’Amore con poca personalità e tutto diventi allora, in un certo senso, piuttosto umiliante. L’Amore è infatti uno di quei sentimenti molto “denudanti”: l’individuo scopre totalmente la propria interiorità, penetra e viene penetrato nell’intimo dei pensieri, delle confidenze. Tutto questo, se fatto con poca energia e personalità, diventa quasi una trappola, un atto di debolezza. È un grande investimento, è donarsi quasi completamente. La persona sacrifica tutta se stessa al gioco amoroso, è disponibile a perdersi, ma se si perde è nuda, prigioniera di un gioco che non si controlla, finisce nelle mani di un altro che può portare in territori sconosciuti, non propri.
E qui inizia il dramma.

È possibile ritrovarsi infatti, contro la propria volontà (e questo può succedere nella coppia, come in famiglia), a vivere in un contesto non scelto. Arrivano inevitabilmente scatti che sanno di rivalsa, di sopravvivenza: da un’umiltà un po’ pelosa, si diventa cattivi, si estraggono gli artigli per salvarsi.

Ci si lascia perché si pensa: tanto ho patito delle umiliazioni, allora tanto reagisco, e mi trasformo. Ed è qui che le coppie si separano malissimo, e con grandi sofferenze, buttando all’aria bambini, patrimoni e salute. Sono atti reattivi, disastrosi.

Viceversa, la Mitezza è ingrediente prezioso per vivere i sentimenti: non significa essere buoni e cedevoli (questo è l’umile), ma essere buoni, intelligenti, giusti, acuti di pensiero, critici e autocritici. L’umile è instupidito, sbiadito; il Mite conserva le tinte forti. In una malintesa educazione cattolica, alla donna viene spesso detto “sii umile”: è una spersonalizzazione in nome del maschio e dei figli, per cui le viene chiesto di sopportare per un bene superiore. Quante donne hanno patito con un simile cilicio psicologico, quanto danno nelle famiglie!
“Sii mite” significa invece: ascolta, fatti carico, ma resta donna, perché l’uomo non ha bisogno di un nulla femminile, ma della femminilità in tutte le sue espressioni. E questo vale anche per l’uomo, in questi anni di sua crisi, in cui volendo smorzare il machismo ha perso la propria identità. Che anche l’uomo acquisti allora la Mitezza: è avere forza senza perdere la virilità.

di Rosita Ferrato
[Fonte: Futura, giugno 2010]

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