Mamme detenute, “si fanno forza con il bimbo che portano con sé” – Rosita Ferrato
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Luglio 2010 – Nella casa circondariale di Torino molte sono rom, arrestate per furti e rapine. Il momento più difficile il distacco al compimenti dei 3 anni. Franchitti (educatrice): “Si sta pensando a una struttura a custodia attenuata”.

TORINO – “Qui ci sono spesso mamme rom che risiedono nei vari campi (strada Aeroporto, Collegno) e poi nomadi romene che arrivano dal loro paese o comunque dall’estero”. A raccontare le storie del nido della casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino è Maria Franchitti, educatrice, da quasi vent’anni impegnata nel lavoro con il femminile. “A fine 2009, erano 15 le mamme con bimbi in carcere. L’entità delle presenze è una situazione anomala: in alcuni momenti diminuiscono, in altri aumentano di colpo, magari perché c’è sfollamento da altri istituti, per esempio da Rebibbia”.

Ma esiste una tipologia di reato più frequente, chiediamo all’educatrice: “Detenute madri, soprattutto le rom, commettono molti furti e molte rapine- spiega – difficile che commettano altra tipologia di reato. E’ricorrente nella loro cultura: l’accattonaggio per donne e minori”. Viene da pensare che se le donne si portano il bambino in carcere non abbiano una adeguata rete parentale all’esterno o che non la possiedano proprio, ma Franchitti aggiunge: “Ce l’hanno, a volte, ma si fanno forza con questo bimbo che si portano con sé”.

Nel giorno del compimento del 3 anno di età, il bambino viene fatto uscire definitivamente dal carcere: “Ho assistito a vari distacchi e sono sempre molto penosi. Cerchiamo di preparare le donne a questo momento e di presenziare con più figure professionali che possano essere di aiuto in un frangente così drammatico. Oltre al momento in sé, spesso c’è l’angoscia di non sapere quale sviluppo potrà avere il futuro di una relazione genitoriale già messa a dura prova”. Quali prospettive ci sono per limitare questo dramma? “I primi anni di vita sono fondamentali, ed è per questo che è necessaria una struttura diversa dal carcere, senza inferriate, ma con sistemi di protezione che non consentano l’evasione. La struttura a cui si sta pensando è a custodia attenuata. Il personale non avrà divisa, e pur mantenendo le regole di un carcere, renderà più agevole la vita delle mamme e dei loro bambini”.

di Rosita ferrato

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