Le torinesi si fastidiano – Rosita Ferrato
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Le torinesi si fastidiano

Penso alle mie concittadine, a come stanno affrontando questo periodo. Immagino le telefonate fra amiche, il tenore dei commenti e mi pare di sentirle, fra il sorpreso e il piccato, snocciolare gli eventi quotidiani, lamendandosi di tante piccole cose. Si, perché le torinesi si fastidiano, nel senso che si ritrovano infastidite quasi costantemente e da tantissime cose, e il motivo è quasi sempre, ovviamente, causato dal prossimo.

In tempi più normali, al supermercato,  possono essere fastidiate dalla musica di sottofondo (“ce la mettono tutta per instupidire la gente”), stessa cosa al bancomat al chiuso (“Ma anche qui devo essere distratta dalla musica, non è possibile!”); si fastidiano quando, rientrando da un rilassante pomeriggio nella casa di campagna dei genitori o degli amici, tornano in centro per raggiungere la propria abitazione e trovano la via centrale e strade limitrofe invase da un popolo festante.

Perché ‘sta gente viene qui il fine settimana? Si domandano fra sé; “Perché in una giornata di sole così bella invece di “imbaronarsi”* nel centro città e stare uno sull’altro non vanno a farsi una passeggiata? Chessòio, in pre collina, a Superga, nel verde?”.

Tradotto: “Perché non vanno altrove invece di venire a rompere l’anima dalle mie parti?”.

La torinese si fastidia nelle code, nelle sale d’attesa, nei momenti morti dei viaggi, come se fossero dei complotti orditi solamente ai danni suoi e della sua graziosa persona.

Sarà fastidiata dal vicino di sopra che ha il passo troppo pesante (se abita in un condominio), dal dirimpettaio che taglia l’erba nei momenti del suo bridge (se abita in una villetta), dal custode che ha preso troppi giorni di vacanza (se abita in una villa). E ancora: con quello che nel cortile lascia troppo a lungo il motore della macchina acceso e sbatte troppo forte la portiera; con l’orrido nuovo inquilino dal vocione tonante (“Queste case antiche, tanto belle, possibile siano così mal frequentate?” mugugna) e sempre da quest’ultimo quando costretta a sostenerne la vista con calze di spugna abbinate a un sandalo da tedesco (“Ho letto da qualche parte che chi porta il sandalo con il calzino è un potenziale serial killer” le verrà da pensare e da confidare perfida agli altri inquilini).

Insomma, molte volte la torinese esagera, altre ha ragione, ma come darle torto? La sua vita è un tormento, un continuo fastidio provocato da chi non è al suo livello o all’altezza dei suoi desideri.

*voce del verbo imbaronare, piemontesismo o neologismo usato solo nella mia famiglia? Nel dizionario non c’è.

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