Domenica a Tunisi – Rosita Ferrato
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Domenica a Tunisi

Una mattinata autunnale a Tunisi… si esce per prendere il giornale e si scoprono dei mondi.

La Messa

Qui la domenica è giorno di menage e io con piacere mi adeguo. Passo la prima parte della mattinata a pulire terrazzo e casa, dopodiché esco per prendere il giornale. Il chiosco è vicino alla cattedrale: tanto per ringraziare chi di dovere e per ricevere una benedizione (che male non fa), entro. Normalmente la chiesa è vuota, ma oggi è il giorno del signore ed è piena. Strano, io che in Italia non frequento luoghi sacri se non per matrimoni e funerali, da tanto tempo non vedevo una chiesa così. Una signorina mi fa segno dove sedermi (!). Non seguo le sue indicazioni, ma noto che è un modo per tenere la comunità compatta e ordinata, un gregge numeroso, che riempie metà dell’ampio spazio. La messa è in francese (ce ne sono anche in italiano e in spagnolo), la comunità non è la solita composta da vecchie beghine e qualche anima sparuta; qui il gregge è giovane,numerosissimo, devoto e nero: è la comunità africana sub sahariana. Si leggono i vangeli, si canta, tutti in ghingheri per onorare il proprio credo. I bianchi si contano sulle dita di una mano.

Il Mercato

Un taxista, un signore che per anni ha abitato nel quartiere, mi ha svelato delle piccole astuzie, delle petites astuces: sabato e domenica il mercato è più caro. Inoltre, in generale, meglio andare a fine mattinata, soprattutto ai banchi del pesce: la merce invenduta viene stipata nelle celle frigorifere, che costano, quindi… Intanto eccomi nell’ala banchi del formaggio dove. come dice il mio amico, si può fare tranquillamente colazione solo passando. Tutti ti fermano per offrirti un assaggio, il sans sel, la ricotta (gouta), il demi sel… Ma il mio preferito è il siciliano, venduto dal più allegro mercataro che conosco, un bell’uomo brizzolato con i baffetti da sparviero. Che parla anche in italiano e mi saluta così: Aslema okti, buongiorno sorella. A questo punto faccio un piccolo inciso sui saluti: ci si rivolge con sorella o fratello a una persona più o meno della stessa età; poi c’è il madame e monsieur, titoli di rispetto, come lella o sidi; poi ci sono gli agghiaccianti Haja e baba, per designare una vecchia signora (Hajj anche il pellegrinaggio, quindi si presume sia andata già alla Mecca, da fare una volta nella vita, probabilmente alla fine della stessa) e Baba, papà. Quindi, care signore e signori, siate contenti che in Italia si discrimini per età solo con signore, signorina e signora… qui può andare molto peggio!
Quindi, ho i miei banchi, le mie simpatie e i miei ammiratori. Cerco di parlare in tunisino, con qualche frase, quindi ricevo grandi sorrisi: è bello sentirsi ancora più parte di una comunità. Esco dal mercato dopo aver comprato pane e formaggio, oggi c’è tanta gente in effetti.
Decido che è arrivata l’ora di rinnovare alcuni dettagli della cucina: mi fermo da un droghiere, el attar, di fronte ai negozi di datteri. Ghirlande di peperoncino rosso, chiedo se sono per decorazione. Si mangiano, sono anche buoni, ride l’uomo. Ne compro un po’ e intanto mi godo il profumo che c’è dentro alla bottega, di spezie e frutta secca.

Ancora un giro ai Magasin General e sono a posto. Mi fermo per controllare la mia lista della spesa e mi imbatto in un amico: un famoso regista tunisino che parla un italiano eccellente (ma anche io adesso posso sfoggiare un po’ di tunisino!). Mi porta a prendere un caffè al caffè. In un posto rinomato nella zona, che in effetti ha tutte le migliori miscele. Lui ha un dito nero di inchiostro, vuol dire che in questa giornata di amministrative lui è già andato a votare. Mi spiega un po’ la politica, cosa sta capitando in Tunisia, cosa succede anche alle presidenziali. Poi nel souk trovo un commerciante amico che mi ferma per presentarmi due giovani connazionali: rimarranno qui qualche mese per studiare la lingua araba alla Bourguiba school. Facciamo due parole, ci si conosce tutti nel quartiere. Torno a casa: dal mio gatto, alle pulizie, alla domenica.
Tunisi durante l’anno, se si ha voglia di aprirsi un po’, può essere davvero straordinaria.

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