Matrimoni – Rosita Ferrato
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Matrimoni

In Tunisia i matrimoni costano e non sono alla portata di tutte le tasche (festa, musica, abiti, inviti), soprattutto dopo la rivoluzione in cui non mancano crisi e grandi chiari di luna. Ciononostante, e per fortuna, le persone si amano sempre e ancora hanno voglia di sobbarcarsi l’idea e l’onore di una cerimonia (e di un partner per la vita).

I matrimoni sono molto frequenti e, soprattutto in estate, nella medina ci sono feste a tutto andare.

Se si ha la fortuna di avere un terrazzo, prima o poi si avrà la sfortuna di avere dei vicini che si sposano, e se i festaioli sono i vostri dirimpettai, addio sonni tranquilli.

Quindi all’imbrunire, nel periodo estivo, il residente nella medina sarà preso da motivata apprensione: “Stasera, mica ci sarà un matrimonio?” si chiederà in modo ossessivo. E dato che il preoccuparsi viene spesso accompagnato da qualche azione assolutamente inutile (se non altro per placare l’ansia), inizierà un’esplorazione delle attività dei terrazzi vicini, cercando di cogliere qualsiasi segnale, anche il minimo sospetto di movimento festaiolo.

Nel caso in cui il silenzio regni sovrano e le abitazioni abbiano l’aria tranquilla, il nostro si rilasserà un pochino, ma rimarrà leggermente teso fino alle nove e mezza circa, ora in cui avrà la certezza assoluta di poter dormire in pace; se invece, per uno sfortunato caso, si accorgerà o avrà il fondato sospetto e poi la certezza che in una delle terrazze ci sia movimento, per lui inizierà un calvario.

“Dove è la festa?” comincerà a ripetere in modo inutile e compulsivo. “E’ vicina a noi?” “Ma secondo te si sente?” chiederà ansiosa al suo compagno che, più flemmatico (e più che altro abituato a quel genere di baccano) sarà già sul divano a guardarsi la tele senza la minima preoccupazione.

Le prime note saranno il segnale inequivocabile del disastro. La serata danzante avrà allora inizio. Ecco gli you you, le grida festose delle donne (wiriririri), già eccitate dal pomeriggio, il vociare degli ospiti, e la musica, che dire della musica! Forte, potente, in un crescendo caotico di volume, con cantanti professionisti che si sgolano; le casse acustiche piazzate sul terrazzo, per segnalare al circondario che lì ci si diverte, scateneranno i decibel in tutta la loro potenza. Nel mentre, un via vai in terrazza di uomini e ragazzi, donne elegantissime, agghindate per l’occasione.

Non luci ma fari illumineranno il set, e per i festanti sarà il tripudio; danze su danze, mentre sedie per gli anziani saranno sistemate all’aperto, mentre bambini di tutte le taglie inizieranno a correre e a vociare. E via, lo spettacolo live continuerà in eterno, e se ci sarà una brezza, spirerà verso casa vostra fungendo, se mai ce ne fosse bisogno, da amplificatore.

Voi, povero abitante nella medina, non invitato al mariage intanto, non potendo più concentrarvi in nessuna attività pensante, pattuglierete furibondo il vostro terrazzo, cercando di capire cosa sta succedendo, da quale montagna sonora siete stati investiti, nell’illusoria consolazione di poter guardare in faccia i colpevoli. Immediatamente odierete tutti: gli sposi, gli invitati, gruppi di uomini e donne che a turno si dimenano su suoni sempre uguali e in danze indiavolate, i bambini e persino gli anziani, perché voi non vi divertite affatto. E sapete che andrà avanti così per un bel pezzo.

All’una di notte infatti il volume della musica non diminuirà, anzi, se è possibile potrà pure aumentare, e in qualche caso funesto sarà talmente forte che i vetri si metteranno a tremare.

Allora mediterete nell’ordine: il trasloco immediato in un albergo (e nei giorni successivi in un’altra casa più tranquilla in periferia), e come soluzione drastica il ritorno in Italia a tempo indeterminato.

Nell’altra stanza lui, il convivente tunisino, anche lui stressato dal troppo baccano, propone una spiegazione razionale (e consolatoria): “Fanno tutto questo chiasso perché tutti i vicini sentano che c’è un mariage”. E allora l’unica alternativa per un po’ di sollievo sarà a questo punto surreale: rannicchiarsi sul fondo dell’armadio e farsi chiudere dentro fino al mattino per difendersi dal rumore, sperando che la sera seguente non arrivi il bis.

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