Ping pong – Rosita Ferrato
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Ping pong

Nel pasi del Maghreb, in Marocco come in Tunisia come un po’ dappertutto, vige una legge universale: ragazze e ragazzi si guardano, si cercano, si trovano.

In Marocco, nella capitale, c’è un termine specifico, mi avevano raccontato, per definire il passatempo dei ragazzi seduti al caffè nei boulevard principali (e tra parentesi, nei caffè non ci si siede uno di fronte all’altro come in Italia, ma rivolti verso la strada) di seguire con gli occhi le passanti. Mi pare che in Marocco la definiscano qualcosa tipo “la partita di tennis” per indicare i movimenti delle teste che si muovono decise da una parte all’altra, destra sinistra, sinistra destra, per seguire – al posto della pallina – le bellezze di passaggio.

La Tunisia non fa eccezione. Anche a Tunisi i giovani sono giovani, gli uni guardano, le altre si fanno ammirare. Capita che qualcuno esageri con gli apprezzamenti, ma in genere i maschi si limitano agli sguardi, e il gradimento lo si intuisce dalla “taliata” come dice Camilleri. Distratta poco interesse, dalla testa ai piedi deciso interesse, con giramento di testa e sguardo che segue, moltissimo gradimento. Le reazioni delle giovani donne sono varie: indifferenza ai bellimbusti, risolini compiaciuti, moti di fastidio. Dipende. Va da caso a caso.

Anche i matrimoni sono territorio di caccia. Ah, i matrimoni! chiassose ed eterne feste danzanti, deliziose per chi vi partecipa, una tortura per chi abita vicino e non è stato invitato. Le musiche e le canzoni sono più o meno sempre le stesse (dalla mia casa nella medina, ne sento parecchie) e più o meno sempre gli stessi i comportamenti delle persone: uomini e donne ballano rigorosamente separati (per guardarsi meglio), le donne in cerchio, felici di potersi esibire per loro, consapevoli di avere tutti gli occhi puntati addosso, e tra questi, chissà, anche quelli del loro futuro marito.

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