Nina, ovvero l’incognita sconosciuta di Cavour – Rosita Ferrato, giornalista, scrittrice, fotografa
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Nina, ovvero l’incognita sconosciuta di Cavour

Anna Schiaffino Giustiniani, detta Nina fu amante di Cavour, e ne fu talmente rapita e ammaliata che finì (la povera) per buttarsi dalla finestra per disperazione.

Ma iniziamo dall’incontro: i due cominciano la loro storia a Genova, dove lui, giovane ufficiale, frequenta il salotto di lei e si fa notare per l’intelligenza e l’arguzia, nonché per i fervori “rivoluzionari” che riscaldano a entrambi il cuore. Per la giovane e colta Anna, quell’uomo ardimentoso e abile incarna i sentimenti generosi di un amore eroico e romantico. È così diverso dal marito nobile e piuttosto reazionario che l’aveva sposata quando lei era appena 19enne, ancora avvolta dal fascino gaudente della corte napoleonica dove suo padre barone l’aveva introdotta. E nonostante i figli, lei non si era data pace del nuovo status a cui il matrimonio l’aveva legata pur consentendole una vita agiata e tranquilla. Ecco l’idea del salotto…ed ecco ora quella improvvisa infatuazione …ma poi, all’improvviso, l’arresto del giovane Cavour: in nome e per ordine di Carlo Felice – ultimo re dei Savoia che aveva abrogato la costituzione concessa dal suo reggente, e poi successore, Carlo Alberto – il suo Camillo viene messo in galera, con l’accusa di cospirazione, nel forte di Fenestrelle (venne poi spostato nel castello di Bard, come misura di favore – beh…è tutto relativo). Nina rimane a Genova da sola, ma non lo dimentica; in più, diventa ancora più solerte nell’attività carbonara come “giardiniera”, preoccupandosi di raccogliere fondi e agevolare i contatti tra i patrioti, e alla morte del re si presenta a teatro in abiti sgargianti in antitesi al lutto consono per il titolo nobiliare e la circostanza.
Cavour intanto, uscito di prigione, si dimette dall’esercito, ma non riprende la relazione affettiva, gettando Nina nella disperazione. Non solo: si mostra cinico, e frequentatore di tavolo da gioco e di alcove. Lei non solo ci sta malissimo, ma finisce anche nei guai: è stata infatti segnalata nella lista di prescrizione dei simpatizzanti mazziniani. Quindi parte e va a Milano, certificando una “infiammazione di cuore” e dei dolori alle gambe per giustificare il viaggio.

Nel ’34 si ferma con il marito a Torino e qui ricomincia a frequentare Cavour: si vedranno anche all’albergo dove soggiornava pure il consorte. Costui, giustamente, si incavola e si ingelosisce (o viceversa), e arriva ad intercettare le missive dei due amanti. A volte le trattiene, di altre ne ritarda la consegna, e questo fa sì che la relazione si allenti inesorabilmente.
Tornata a Genova, la donna rimane disperatamente innamorata ma Cavour la delude nuovamente, in quanto freddo e anche più conservatore rispetto agli ideali condivisi insieme nei primi tempi del loro amore. La storia – e altre donne – lo distolgono da quella piccola cara “incognita”, come lui la chiama, e che gli scrive fiumi di lettere piene di passione e domande. Nel castello dei Giustiniani a Voltri, i due si scambieranno i ritratti prima della partenza di lui per Parigi, ed è l’ultimo atto della loro storia. Nina non si riprende e i parenti non la capiscono. Leggeremo sul suo diario: “Avrei voluto che tutto quello che ho di vita fosse consumato in uno sguardo – che significa questo? Perché per me, la mia felicità risiede in un altro? E perché quest’altro è Camillo?”. Il 3 agosto del ’35 gli scrive: ” Vedo che attaccandomi alla tua sorte ti renderei infelice. Se è vero che le nostre anime sono fatte l’una per l’altra si ritroveranno nell’eternità”.
Dopo queste poche righe beve del veleno, ma la morte non arriva. Ci riprova nel ’38, e infine con successo, nel ’41, gettandosi dalla finestra in un volo di 11 metri: ha solo 34 anni. Non troverà posto nella tomba di famiglia, tanto fu deprecata. Riposa nella Chiesa dei Cappuccini a Genova.

Vignette di Alberto Calosso
di Rosita Ferrato e Maria Cristina Sidoni

[Pubblicato su NuovaSocietà il 8 aprile 2011]

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