Un quadro per guardarsi dentro – Rosita Ferrato
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Un quadro per guardarsi dentro

Il mio amico Lassad non è, come me, un esperto d’arte, ma sa cosa gli dà emozione. “Mi piace molto questo – mi ha detto indicandomi un quadro che mescola rosso e nero – chissà perché sono attratto da tonalità così forti, sarà un’esigenza della mia anima”.

Nei lavori di Alfredo Centofanti in effetti si legge quello che si ha dentro, sono quadri che rifiutano ogni definizione di forma, tanto da non avere neppure un nome. Gli accostamenti cromatici esprimono energia, forza, sono esasperati a volte, altre placano ed evocano sentimenti più miti, l’eleganza, la tranquillità.
Esploriamo le squisite sale di via Maria Vittoria, la cornice è un palazzo d’epoca che ben contiene una pittura moderna e originale. Il mio accompagnatore è tunisino, e ci divertiamo a commentare ogni tavola, cogliendone i colori e dicendoli in arabo, una forma di snobismo leggero che però allena l’occhio a cogliere diverse sfumature, cosa che al primo sguardo non si troverebbe.

Hanno scritto dell’artista: “Da orafo, Alfredo Centofanti ha compreso nei suoi quadri tutta l’eleganza degli accostamenti e dei contrari, sia di segni che di colori, tale da impreziosirne la tela. È pittore, artista che molto ricorda quegli artisti informali americani che dipingevano rifiutando qualsiasi forma figurativa o astratta, costruita secondo canoni tradizionali, rapportabili alla tradizione culturale”.
Io che da scrittrice cerco di conoscere le profondità umane e tentare di capirle, vorrei vedere Centofanti o immaginarlo all’opera, nel suo atelier, e sapere cosa si prova ad esprimere le proprie emozioni sulla tela. Cosa muove alla scelta di un colore, se si riflette a lungo oppure è come per la scrittura, che arriva così, da chissà dove, e si crea seguendo l’ispirazione, come guidati da una mano invisibile, che sia la penna o il pennello.

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