A porte aperte – Rosita Ferrato, giornalista, scrittrice, fotografa
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A porte aperte

Il piemontese normalmente si fida poco. Allora un po’ per gioco un po’ sul serio, i momenti subito prima, in alcuni emergono le paure più strane: “Ma mica hai lasciato dei soldi in giro?”, “Ma non ti dà fastidio che a casa tua vengano persone che non conosci?”, “E se arrivasse qualcuno con un’energia negativa? Bisognerebbe poi fare un rito di purificazione”.

Con l’amico e creatore del “progetto loft” Paolo Romeo si ascolta, ci si fa una risata, ma poi arriva il momento in cui si aprono le porte e l’abitazione o studio diventa una delle case di Open House. Dopo avere aspettato con curiosità e un pizzico di preoccupazione, si capisce finalmente che è tutto giusto. Le persone sono subito tante, è una piacevole “invasione”, ma ci si ritrova entusiasti nell’illustrare i propri spazi. Ci si conosce anche se per pochi istanti, ci si scambia qualcosa, si sta bene, ci sono domande e commenti, le parole sono parole positive e le energie ancora di più. Complimenti, quesiti tecnici e non, ognuno ha il proprio approccio, commenti di buon senso, richieste di contatti, scambi di battute, sorrisi, curiosità, grande rispetto.

Ingresso del loft durante Open House 2019
Jpeg

Tanti visi, tante voci. Tante persone, più di quelle che ci si aspettava, molti i giovani, coppie di sposi venuti a prendere spunti e idee, professionisti, studenti di architettura, appassionati di restauro, alcuni semplicemente amanti del bello o curiosi di conoscere un patrimonio della propria città normalmente non accessibile.

Open House, la sua organizzazione, i suoi volontari (fantastici: per loro, da subito mi casa es tu casa) ha davvero mantenuto le promesse. Con una consapevolezza in più: che aprire le porte, dare il benvenuto agli ospiti e farli sentire, anche per pochi minuti, a casa propria, è una ricchezza per tutti, per chi arriva e per chi abita.

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