Panorama Sénac – Rosita Ferrato

Panorama Sénac

Per chi non lo conoscesse, fu algerino, poeta e drammaturgo, assassinato misteriosamente ad Algeri nel ’73. Jean Sénac, celebre per le sue opere e per la lunga corrispondenza epistolare e amicizia intima con Albert Camus, autore francofono, molto legato alla sua appartenenza algerina, concepì le sue opere come canti di rivoluzione, inni ad un mondo aperto a tutte le culture. Fu anche grande ammiratore di Jean Genet.
Ed è da qui che Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice, studiosa di Mediterraneo nel dialogo fra rive, storia, cultura e attualità, della condizione della donna, inizia a raccontarlo. Il contesto: il quinto convegno internazionale di Studi Mediterranei «Identità fluide transnazionali» che si è tenuto presso la sede Beit al Hikma de «l’Académie des belles lettres» di Cartagine. Un evento organizzato dal Dipartimento di italianistica della Facoltà di Lettere dell’Università de la Manouba (Tunisi), dalla Cattedra Sicilia Vincenzo Consolo per il dialogo di culture e civiltà, l’Aislli (Associazione Internazionale Studi di Lingua e Letteratura italiana) – Presidenza Africa, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, e che ha come scopo principale il dialogo tra le due rive del Mediterraneo.
“Mèditerranée c’est une mer/qui vous boit de l’intèrieur/ c’est ce qui lui donne sa couleur/son espace têtu et ses enfants amers”… inizia così l’intervento della giornalista, citando il poema di Sénac, scritto ad Algeri nel 1953.
La lingua, non solo come strumento di comunicazione ma una vera e propria visione del pensiero; l’importanza dell’intreccio fra l’identità esistenziale e quella linguistica, questo il tema, che Guidantoni approfondisce anche nel suo pamphlet “Lettera a un mare chiuso per una società aperta”.
“Soprattutto il Mediterraneo, questo insieme di civiltà, tanto citato che ci rimanda ad autori come Matvejevic, è anche una contaminazione, una corrispondenza linguistica. Non sappiamo spesso da dove derivano le parole, chi le ha dette per primo, ma in questa fluidità il sistema migratorio non è una scelta, è una condizione di fatto. In fondo, il Mediterraneo, non aperto come l’oceano, ha una sorta di circolarità, dove ognuno pensa al ritorno, ma porta qualcosa di sé, e nella nuova terra trova qualcosa che non immaginava della propria terra d’origine. Ecco perché quando parliamo di Mediterraneo non possiamo mai parlare di purezza della razza della lingua”.

Jean Sénac ha una vita che è un romanzo e racconta questo mélange, di circolarità e contaminazione. E non è un caso isolato, come lui altri artisti del suo tempo.
Algerino, di origine andalusa, di espressione francese, conosce poche parole in arabo, ma ha un’identità fluida, e non è un caso che dedichi il suo romanzo al poeta francese René Char, e a Jean Genet, che cita come il miglior scrittore suo contemporaneo.
La sua definizione di patria può anche essere quella di tanti autori mediterranei: “La patria è il luogo dove si sta bene, il luogo dove il tuo corpo si incastra al meglio, dove i pori respirano, dove le tue parole si aprono”. “Sono nato algerino, ho avuto bisogno di girare in tutti i secoli per ridiventare algerino e di non render conto di coloro che mi parlano di altri cieli (…) sono nato arabo, spagnolo, ebreo, francese”. “Sono nato algerino come Giugurta”. “Ecco una panoramica spazio temporale che restituisce un meraviglioso pastiche linguistico – sottolinea ancora la giornalista – cosa non rara nella identità mediterranea, basti pensare anche solo a Ungaretti, per citare un esempio novecentesco, che si perde paradossalmente con la decolonizzazione: quando gli stati diventano liberi, erigono altre battaglie e si chiudono, soprattutto dal punto di vista linguistico”.
Qualche suggestione: Orano, dove nacque Sénac, la città più meticcia dell’Algeria; Algeri, sono i luoghi di Genet, di Sénac, dove le lingue di italiani, spagnoli, maltesi, si intrecciano.
E non solo le lingue, si mescolano anche le arti, di artisti e pittori, le cui corrispondenze che tracciano sono molto simili: han gli stessi costumi, la stessa gente, la stessa scuola pittorica, la stessa mano. C’è un rincorrersi di questi artisti che hanno frequentato il Mediterraneo, che mettono in evidenza una mancanza di frontiere, una contaminazione fra le arti, un aspetto che si è perso molto nella specializzazione di oggi. “Allora gli intellettuali erano intellettuali enciclopedici, cantavano, scrivevano, poetavano, erano giornalisti. È solo nell’epoca contemporanea che si spezza tutto questo”. E non è un caso che Jean Sénac si firmasse con un sole a cinque raggi, il simbolo del Mediterraneo. “La sua poesia – sottolinea la giornalista – era rivoluzione allo stato puro e permanente, vi era un anarchismo profondo”. Da Sénac a Jean Genet tante le affinità. Per entrambi non c’è una prospettiva unica, la costante del nomadismo, la capacità di contaminarsi. Per entrambi non esistono confini.
Ma di questo parleremo un’altra volta…

Di Rosita Ferrato per Il Corriere di Tunisi – Corriere Euromediterraneo – N° 185 (Nuova Serie) Marzo 2019 – pag 11 | SCARICA L’IMPAGINATO

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