Uomo con colomba. Afghanistan 1974 – Rosita Ferrato

Mi sono detta: ho avuto occhio! Il merito di quel successo però non è mio, ma della bravura di una fotografa piemontese, Marilaide Ghigliano.

Qualche anno fa ho notato una sua foto in una galleria d’arte e immediatamente me ne sono innamorata: ritrae un ragazzo con una colomba, data 1974 ed è stata scattata in Afghanistan. Bianco e nero, delicata e forte, come il suo soggetto.

Non sapevo nulla dell’autore di quello scatto, se fosse uomo o donna, e di dove fosse, ma ho messo la foto nell’ingresso del mio appartamento, andandone giustamente fiera. Nel frattempo ho scoperto che l’autrice è nata a Ceva, ha un lungo curriculum di successi e con la sua macchina fotografica ha girato tutto il mondo.

Poi qualche mese fa, la foto del ragazzo con la colomba l’ho rivista, con mio grande stupore, riprodotta su manifesti, su Facebook, sui giornali, come immagine simbolo per la mostra alla Galleria Sabauda della Ghigliano “Frammenti di un bestiario amoroso”, fotografie in bianco e nero sul legame fra uomo e animale.

Una mostra che sono andata immediatamente a visitare. Nell’esposizione c’è il lavoro di una vita, 40 foto dal 1970 al 2010 prese in diversi paesi dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, con protagonisti degli umani assieme a gatti, cani, asini oche, colombe, cavalli e mucche.

Si legge sul pamphlet: “Animali e persone sono immortalati allo stesso modo, con analoga empatia; il bianco e nero comunica in modo diretto, senza distrazioni, attraverso i tagli di forma e di luce, l’anima di persone e animali”.

Visitando la mostra si sorride, si è inteneriti, si coglie la bravura e l’animo delicato e ironico dell’autrice. “I soggetti, dai quali la fotografa sembra ogni volta sorpresa e conquistata, sono catturati dal teleobiettivo con discrezione, senza messa in posa”.

Una mostra eccezionale, che mi ha molto colpita. E a proposito di conquiste, ho scoperto nella mia visita alla Galleria Sabauda anche altre bellezze: i giardini reali, il palazzo reale, meraviglie di cui noi torinesi sembriamo dimenticarci, quasi che la nostra naturale riservatezza ci chieda di non metterle in mostra. È bello invece fare la turista a casa propria…

…ma questo è un altro argomento.

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