Cadiz, il carnaval chiquito – Rosita Ferrato
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Cadiz, il carnaval chiquito

“Iniziamo da settembre” racconta Miguel, uno dei componenti del “The Cadiz Gospel Choir” nonché suonatore di bandurria – una sorta di liuto dalle origini antiche- “intensifichiamo le ore di prova con l’avvicinarsi dell’evento; e verso gennaio, a ridosso del Carnevale, proviamo già due ore al giorno, tutti i giorni, domeniche comprese”.

Sta parlando dell’attività dei componenti del coro, ovvero una delle specialità del Carnevale di Cadice, una festa unica al mondo, le cui origini risalgono al XVI secolo e che si celebra ogni anno nel mese di febbraio. il Carnaval Chiquito, ultimo colpo di coda del carnevale di Cadiz, è stato domenica 4 marzo. Il carnevale principale ha avuto luogo nella metà di febbraio fino al 27. Poi c’è stata una pausa, e quasi solo per la gente di Cadiz, meno nota ma per loro molto importante e sentita, questa giornata ufficiale e particolare degli… irriducibili, il Carnevale Chiquito (versione piccola del carnevale principale).
I festeggiamenti cominciano con due sfilate (cabalgatas), ma i protagonisti in assoluto sono i canti; le persone in questo periodo scatenano la loro voglia di mascherarsi, sfogarsi contro quello che non va e dare voce, cantando, alla loro protesta con l’ironia e con la musica.

Il carnevale di Cadiz ha due manifestazioni: una vede i gruppi che partecipano al Concurso Oficial che ha luogo al Gran Teatro de Falla (concorso ufficiale, seguitissimo e in diretta tv), e poi c’è quella che ha come protagonisti i cosiddetti ilegales, ovvero i non ammessi alla gara perchè considerati non abbastanza bravi (ma il cui livello, credete, è ottimo) e che cantano nelle strade (e proprio per questo possono lasciarsi più andare, mi spiega un amico, anche nei testi delle canzoni, perchè non hanno limiti: “Quelli legali si tengono di più, sono più normati, anche perchè vanno in televisione, mentre gli ilegales non devono essere prudenti, e nei testi può anche esserci un porno duro: dicono tutto!”).

Le specialità del carnevale sono quattro: coro, comparsa, chirigota e cuarteto. Il coro, con molti componenti – anche una cinquantina – ha voci e strumenti (chitarre e bandurrias) e un repertorio comico e serio, che affronta temi sociali e di attualità, e rende omaggio alla città di Cadiz. Le chirigotas: gruppi con meno di dieci persone, composti da parenti, amici, colleghi, che insieme scrivono testi originali, satirici e di attualità, alcuni anche a sfondo erotico, accompagnandosi con strumenti come il bombo (la grancassa), il pito (il kazoo). Le comparse sono la controparte seria delle chirigotas, mentre i quartetti (cuartetos), composti da tre, quattro o cinque membri, sono puramente comici, usano il pito, improvvisazione e musica.

Nel Carnevale la città andalusa si sfoga, pàzzia come dicono i napoletani, si riempie di visitatori, provenienti sia dalla Spagna che da altre parti del mondo; fa festa fino a non poterne più… o quasi, perchè qualche giorno dopo (quest’anno il 4 di marzo), il carnevale ha un colpo di coda: con il Carnaval Chiquito (piccolo), che dura un giorno solo e vive solo nelle strade. E’ quello che loro chiamano Carnaval de los jartibles, (jartibles=que no se cansan) ovvero gli irriducibili, quelli che non si stancano, che ancora hanno voglia di fare festa.

La domenica del Carnaval Chiquito, verso le 11, Cadice si prepara a fare festa. Banchetti che vendono “pito”, libretti dei testi e cd delle musiche dei gruppi; i venditori ambulanti si moltiplicano, i negozi aprono, la gente aumenta: piano piano le strade si popolano. I ritmi della città vanno dal lento iniziale al frenetico: Cadiz si sveglia verso l’una, quando nell’aria risuonano i colpi di un bombo. La gente lo segue, come i topi del Pifferaio magico, e ci si ritrova nell’allegria. Galli, surfisti, uomini con barba e baffi vestiti da donne, selvaggi, cavallerizzi: per il Carnaval Chiquito, i gruppi di ilegales riempiono le strade. Passano persone in costume, altri che portano con sé strumenti musicali, bambini che gettano i coriandoli, pochi i turisti (questo è un carnevale per gli abitanti, i gaditanos), e nelle piazze la gente si affolla attorno ai gruppi, e aspetta fino a che non cominciano a cantare.

Ogni agrupación ha un costume e un tema: il calcio e il suo tifo, i cavalli (e allora chi sarà vestito da cavallo, chi da fantino, e le canzoni, che sempre di attualità parlano, ruoteranno attorno a quel tema), i selvaggi dello Yucatan (ovvero Los predictor del Yucatán” che annunciano l’Apocalisse del 2012 e anticipano la fine del mondo: “Se il mondo finisce, non ti salverai né tu, né tu, né tu” intonano verso le persone del pubblico, indicandole una ad una: “Io però voglio finire con gusto, conclude la strofa, e me ne andrò al bordello”), i golfisti (v.foto), i Caddie, il cui nome richiama Cadiz, e ancora: uomini maturi con baffi e barbuti in travesti che cantano New York New York alla loro maniera.

I testi contengono spesso la battuta pesante, l’equivoco, ma tutto questo è associato alla denuncia intelligente: verso la crisi, la politica locale, quello che non va. I ritornelli si chiudono in genere con la battuta fulminante, e il pubblico scoppia letteralmente a ridere: si divertono tutti, adulti anziani e bambini, senza falsi pudori. La gente, ad ogni angolo, si affolla, passa da un gruppo all’altro: mai sazia, risponde con allegria a questa tradizione antica, orgoglio della laica Cadiz.

La sera cala e il carnevale per quest’anno è proprio finito: ma dal prossimo autunno si inizierà a lavorare su nuove musiche, nuovi testi, nuovi costumi, e già si vedranno in giro gaditani che portano con sé degli strumenti musicali, e altri che si ritroveranno, con fare da cospiratori, ovunque sarà possibile: nei teatri, nelle case, nel retro di ristoranti. Per provare le loro letras, (le lettere, i testi) e le musiche in gran segreto e stupire poi se stessi e la folla: per cantare canzoni sempre nuove per un nuovo carnevale da godere.

Rosita Ferrato

fonte Babelmed

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