Tunisia, “la rivolta sta risvegliando chi si era rassegnato” – Rosita Ferrato
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Tunisia, “la rivolta sta risvegliando chi si era rassegnato”

Gennaio 2011 – L’analisi di Karim Metref, attivista per i diritti culturali dei Berberi: “Si sta ricreando un movimento con un’energia nuova”. Nel paese mix esplosivo fatto di dipendenza alimentare dall’estero e mancanza di libertà”

TORINO – Un’analisi dei paesi del piccolo Maghreb per comprendere i fatti di questi giorni. La storia dei singoli paesi, la loro struttura economica, sociale e politica. Così è cominciato la tavola rotonda tenutasi ieri sera presso l’Istituto Paralleli “Nord Africa: società in rivolta. Situazione, cause e ruolo dell’Europa”. Toni Ferigo vice presidente dell’Istituto Paralleli ha aperto i lavori parlando di Algeria, Tunisia e Marocco. “Da un punto di vista storico – ha dichiarato – i tre paesi hanno in comune un lungo periodo di controllo coloniale. La conquista dell’indipendenza nei primi anni ‘50 è avvenuta in modi differenti, con una lunga e sanguinosa guerra in Algeria e un processo di transizione non altrettanto violento in Tunisia e in Marocco”.

Per quanto riguarda l’economia, “l’Algeria a differenza degli altri paesi è ricchissima di materie prime, in particolare di gas. Situazione differente in Tunisia, dove l’economia principale è data dal turismo e in Marocco, paese tra i principali produttori di fosfati al mondo”. “Il Maghreb è stato presentato negli ultimi anni come area in crescita economica, con tassi di sviluppo positivi (+4-5%) anche nel mezzo della crisi attuale”, ha proseguito. L’occidente ha guardato a questi paesi come esempio di crescita economica affiancata da stabilità politica. Lo sviluppo economico in realtà è fortemente dipendente dall’export di materie prime come per l’Algeria, dal turismo e dalla presenza di imprese straniere in Tunisia e anche in Marocco, “si tratta quindi di strutture economiche fortemente dipendenti dall’export e dalle importazioni in settori fondamentali quali l’agroalimentare, settore influenzato dalle oscillazioni del mercato”.

Dal punto di vista sociale, i paesi sono segnati da diverse diseguaglianze, sia tra aree territoriali (il litorale e l’interno) sia dal punto di vista della stratificazione sociale. A questo si aggiungono strutture politiche che sono state definite “a libertà vigilata”, in mano a èlite vecchie, in società al contrario molto giovani (circa il 50% della popolazione è rappresentata da giovani). I tassi di disoccupazione giovanile sono molto elevati, tassi che non sono mai stati presi in considerazione dalle statistiche ufficiali. “Si è creata dunque una miscela esplosiva, fatta di mancanza di prospettive per la gioventù, di dipendenza alimentare dall’estero che ha portato a ricorrenti aumenti dei prezzi degli alimenti base, e di mancanza di libertà”.

Sono intervenuti ancora Giorgio Frankel, giornalista, analista di questioni internazionali che ha sottolineato come l’Unione Europea non possa portare la democrazia in questi paesi: “Fosse per la Francia, la Tunisia sarebbe ancora sotto il regime di Ben Alì. I principali partner commerciali di quel paese sono infatti, nell’ordine: Francia, Italia, Grecia e Spagna. La Francia si è accorta all’ultimo di quello che stava succedendo, è stata presa alla sprovvista”. La crisi tunisina ripropone un concetto di regimi apparentemente solidi, ma fossilizzati, che possono crollare con scarso preavviso per implosione dei loro apparati di controllo. Hanno tratti comuni: sono corrotti, gerontocratici, spesso sia per l’età del leader che per la durata del regime.

Sherif El Sebaie, esperto di diplomazia culturale e opinionista ha parlato della questione confessionale in Egitto, mentre il giornalista Karim Metref, attivista per i diritti culturali dei Berberi e per l’accesso ai diritti democratici in Algeria, ha raccontato la storia del suo paese fino ai giorni nostri. “Quasi tutti i mesi vi sono sommosse in Algeria – ha concluso- questa ondata in Tunisia sta risvegliando il clima politico e coloro che si erano rassegnati. Si sta ricreando un movimento con un’energia nuova”. Ha chiuso l’incontro Amin Allal, tunisino, ricercatore del Centre Marocain des Sciences Sociales (Cm2S), analizzando la situazione attuale nel suo paese e le forze politiche di opposizione.

Rosita Ferrato
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