Torino violenta – Rosita Ferrato
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Torino violenta

Non si fa in tempo a godere della pedonalizzazione di una via, che subito ce ne si pente. Via Lagrange: bella, elegante, chic, si diceva. Non la solita strada dello struscio: negozi di classe, turisti, gente di un certo livello.

Eppoi le sorprese. Alcune arrivano poco a poco, si palesano lentamente ma inesorabilmente, come i suonatori ambulanti e i mendicanti, tanto che dopo un anno la via ne è piena. C’è il suonatore di tromba, che rende nevrotici gli abitanti dei palazzi vicini, perché tutto il giorno, e con poco talento, suona le sue note incerte nei pressi di piazza Carignano. Un ex ragazzo nordico, sulla cinquantina che in tenuta da teenager californiano (tipo ex surfer) estate e inverno, suona una chitarra elettrica davanti al museo egizio, e poi altri: un bravo violoncellista, suonatori di clarino o violino, impunemente amplificati. I vigili intervengono, loro smettono, si spostano, ricominciano da capo.

Sorprese che arrivano giorno dopo giorno, dicevamo, altre che si materializzano invece all’improvviso, come funghi. È il caso dell’edicola in vetro e acciaio dietro l’hotel Principi di Piemonte, che si passa lì in bicicletta si rischia la caduta, per la sorpresa e il disappunto. Un grande rettangolo appoggiato al marciapiede, nato dal nulla, nel mezzo della via pedonale: uno scempio inutile, dato il numero di edicole della zona e dalle possibilità di renderle gradevoli alla vista con chioschetti alla francese o semplici negozi; ci si augura sia provvisorio, ma temo di no. In questi giorni un’altra brutta sorpresa: i pali della segnaletica del centro con un cartello appeso che pubblicizza una mostra, pur attraente, in un vicino albergo. Decine e decine di cartelli, che fanno chiasso, sono antiestetici, violentano il cittadino insieme al resto.

Questo apre una riflessione sulla pubblicità: ci si chiede come mai, visitando alcune città estere, ad esempio in Francia, si sia colti da meraviglia ed emozione per la loro bellezza? Che siano più belle di Torino? quasi mai. È la cura, ma anche la mancanza di cartelloni pubblicitari: presenti da noi in ogni dove, che riempiono strade, palazzi, corsi, qualsiasi spazio disponibile.

Faccioni di politici, pubblicità immobiliari, profumi, discount: qualsiasi merce è lecita e strombazzata. Venezia soffocata dalla pubblicità, ci hanno detto: non solo Venezia dove i lavori del suo cantiere eterno sono nascoste da cartelloni, l’Italia intera, e Torino non fa eccezione. I suoi palazzi, le sue meraviglie, strangolate da una selva di manifesti, che distolgono lo sguardo del visitatore e quello (ancor più amorevole) dei suoi cittadini, dalla bellezza del suo patrimonio. Per non parlare delle strade statali, delle tangenziali, delle autostrade, dove lo spazio non coperto da insegne si riduce di giorno in giorno.

Torino caotica: in stazione (dei treni) si è subito sopraffatti da video e voci, idem all’aeroporto, nei suoi ristoranti da televisioni sempre accese, nelle sue piazze da manifestazioni di gente urlante o semplicemente troppo amplificata. Che la gente abbia ormai paura del silenzio o di stare sola con i suoi pensieri? (rf)

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