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L’ultimo studiò che abbiamo affittato, un monolocale tristissimo, ce l’hanno presentato di fretta e furia e con le imposte e le tende chiuse. Era un giorno di festa, eravamo stanchi perchè reduci da un lungo viaggio, quindi in quel momento qualsiasi casa sarebbe stata perfetta.
Lo abbiamo preso per una settimana: qui a volte funziona così, alcune case si affittano al brucio (e al buio), con il contatto diretto, contanti,
Cd, pennelli, colori. matite, fotografie, schizzi, posaceneri: nel disordine bohemien tutto è arte, creatività, très chic. Lo studio di un pittore dev’essere così, non può essere niente di diverso.
Prima le foto (“Ti piace Blondie in questa immagine? Avevo pensato questo per te. E mi raccomando, niente timidezze!” ), poi ci si accomoda per una seduta di posa. Breve, neanche un’ora, giusto per dare all’artista il tempo
Al museo del Bardo c’è tanta Polizia e poca gente. All’ingresso controllano che tu non sia armato e allo straniero chiedono i documenti.
Entrati nell’area prima della porta principale, ci sono i mosaici delle vittime della strage del marzo 2015, di cui alcuni italiani. C’ è anche l’immagine di un cane lupo poliziotto, Akil, morto quel giorno “in servizio”.
Dentro il museo, lo splendore. Il palazzo del Bey