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Tunisi, nei vicoli della città si apre una porta. Verde scura, pesante, dai battenti antichi e dorati: è il Palazzo dei Cardi.
Fuori la medina, dentro un dedalo di scale, stanzette, ripostigli, passaggi segreti. Da dietro gli stipiti pesanti arriva il suono piccolo e sferzante del martelletto dei cesellatori: pic, pic, pic. Arte fina, piatti dorati. Il vociare della gente, in lontananza i clacson delle auto, appena fuori le porte della
Giunta al termine del mio viaggio, mi concedo un ultimo sguardo prima di riprendere il mare.
Tunisi, avenue Bourguiba cambia, è ancora cambiata. Il viale alberato è sempre lì, con le sue foglie verdi, e gli uccellini che ci giocano dentro. Ma c’è qualcosa che turba, ed è la recinzione. Il filo spinato lo trovi a proteggere il consolato di Francia e il detestato Ministero dell’Interno. Soldati, carri armati, mitra spianati.
Il mio viaggio di quando arrivai per mare contina a Sfax.
Di questa “capitale du sud” non ho un ricordo preciso, vi ho passato troppo poco tempo. E’ grande, caotica, con qualche edificio e museo strepitoso (sempre bellissima la medina), ma l’abbiamo visitata in poche ore. La preoccupazione infatti era di tornare a Mahdia con la luce, ovvero per non dover guidare con il buio. Spiego: le statali in Tunisia sono molto