Un amour de Tn – Rosita Ferrato
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Un amour de Tn

Dora Latiri, tunisina, docente di letteratura all’Università di Brighton, esperta del mondo arabo e di questoni intercuturali, torna nel suo paese d’origine dopo la rivoluzione.
Lo racconta ne “Un amour de Tn- Carnet photographique d’un retourau pays natal après la Revolution”, edizioni Elyza, con testi e foto.
Nelle pagine del libro breve e ricchissimo, porta il lettore con sé – grazie allo scritto e alle immagini – nel suo passato, con le persone che incontra, i luoghi che ritrova.
Parte dall’inizio, raccontando già Tunisi dall’aereo, per proseguire il viaggio nel tempo passato e presente, spesso a confronto, nei quartieri del centro, alla sua Goulette, nel resto del paese.

C’è la paura, la nostalgia di rivedere la patria dopo tanto tempo. “J’ai mon passeport tn tout neuf, ma carte consulaire tn toute neuve, je me dis pour une fois j’ai pas la trouille devant les flics, c’est fini Ben Alì, mais je tremble, pas à cause des flics, j’ai commencè à trembler dès que j’ai respirè l’air de tn”. “C’est un rendez- vous d’amour, tn et toi, moi e tn”.

Una Tunisi che rimane la stessa ma cambia, come l’insegna della sirena della 7ajema, la parrucchiera, de La Goulette, i cui abbondanti seni sono stati cancellati, come tanto altro, dopo la rivoluzione; le storie di famiglia, i negozi del centro, gli oggetti che richiamano momenti di vita e luoghi, i percorsi, i problemi, gli amori, gli oggetti specchi di dimensioni più profonde. “Le verre roule sur le papier journal, je veux que la lumère à travers le verre se pose sur les mots kwayess trabelsi”(petit verre tripolitain).
Una scrittura nervosa, periodi brevi che non spiegano, ma completano un quadro, un’atmosfera. Giocano a saltare nel tempo.
“Des belles baigneuses sortent de l’eau en combinaison de nylon rose, le nylon colle à la peau, elles sont rondes, glissantes et lisses, parfois c’est en safsari qu’elles rentrent dans l’eau, le tissu blanc colle aussi, dessine une silhouette plus abstraite, les gestes pour rassemler le tissus qui gonfle et s’echappe sont une danse”.
Etimologia, l’autrice ama le parole, il tunisino, l’arabo, l’inglese, il francese, in una narrazione che riporta ad un’altra, con un filo conduttore che varia in tempi e luoghi – Libano, Francia, Inghilterra- ma non si perde. Le esperienze rimbalzano, si assomigliano, la scrittura prende velocità, immagina e ricorda luoghi lontani ma paralleli: il taxista tunisino, il black cab di Londra, i posti dell’anima e di vita di Dora Latiri.

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