Il mio piccolo viaggio nel tempo – Rosita Ferrato

E dunque l’esperto si fece issare sul cestello, immaginò come doveva essere e iniziò a meditare. Ma facciamo un passo indietro, a qualche anno fa…

Dalla mia finestra era facile vederla: la guardavo ogni giorno, era una bellezza passata con ancora qualche traccia dell’antico splendore. Gli elementi, la pioggia, il vento, il sole feroce, la stavano stancando, fiaccando, rendendo la sua resistenza sempre più debole. Era la mia meridiana. O meglio, un grandioso quadrante solare installato sulla facciata di casa mia, la parete sud del palazzo di Domenico Quadro di Ceresole, ma per essere guardato dal cortile dell’adiacente Palazzo Birago di Borgaro, oggi sede della Camera di Commercio di Torino.

Con il suo gnomone (l’asta che proietta la propria ombra e segna l’ora) ancora intatto, ma con il volto ormai sgretolato, mi dispiaceva vederla così: un’antica signora sul viale del tramonto. “Tra qualche anno, se nessuno interviene, sparirà” decretò un esperto. E allora un giorno decisi, senza aspettare ulteriori promesse di leggi regionali di tutela, senza che i vicini si mettessero d’accordo a partecipare, di salvarla. Primo passo: trovare un esperto. Ne esistevano ancora, scoprii. Sono loro che studiano, restaurano, ricostruiscono. Il prescelto salì su un cestello. Guardò la meridiana del mio cortile e iniziò a meditare. “Dunque vediamo…” sembrò pensare il giovane davanti alla pittura screpolata. Nei giorni seguenti, le mise sopra una sorta di velo, cercando di capirla, immaginare le parti mancanti, cosa il tempo avesse definitivamente cancellato o rovinato e da cosa invece si potesse partire. «È una meridiana di tipo napoleonico – spiegò infine – di quelle che segnano anche i minuti». La ricoperse con una sorta di carta velina e iniziò a ricrearla, prima nella sua testa, lancetta dopo lancetta. E lei iniziò a rivivere, anche nelle sue parti ormai mancanti, autentica e intera. Il cantiere non durò molto. Il giovane lavorava con passione, ogni giorno dalla mattina alla sera. Nella sua testa l’aveva ricreata, ora doveva risuscitarla.

Arrivò il giorno del passaggio doloroso, ma necessario: dover distruggere i resti di quella autentica. «Se ne sta andando, sarebbe inutile insistere». E così un pezzo ormai irriconoscibile di storia spari, ma venne “clonato”. Da un esperto che dipinse, riprodusse fedelmente e infine diede alla meridiana un nuovo volto, fresco ma autentico. La riportò indietro nel tempo, a quando era giovane, senza cambiarne i connotati, senza snaturarla. Riportandola semplicemente al suo antico splendore.

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