Mohammed e le donne – Rosita Ferrato
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Le prime parole dello scrittore algerino Jasmina Khadra, conosciutissimo in Francia e in tutto il mondo, sono per le donne tunisine, di cui apprezza il coraggio, la forza e l’emancipazione rispetto a tutti gli altri paesi arabi.
“La donna tunisina è sempre stata in prima linea nei momenti difficili, come durante la guerra al terrorismo. Anche nel 2011, c’erano le donne; io non credevo molto in questa rivoluzione, la credevo più un’insurrezione, ma pensavo che l’unico popolo in grado di portarla avanti fosse il popolo tunisino, e l’avete provato. Ne ho ammirato l’entusiasmo e la determinazione, e spero che il vostro coraggio servirà come riferimento ad altre nazioni, e in particolare a noi algerini”.
Tra gli incontri di cui Khadra è protagonista nei suoi giorni tunisini, questo vorrebbe forse essere il più intimo, nella libreria El Moez, a Menzah 1, un quartiere della capitale. In realtà è una serata molto partecipata: una piccola folla straripante, caotica e indisciplinata di uomini e donne di tutte le età lo accoglie, si stringe in uno spazio minuscolo, e soffoca, felice di esserci. L’autore è lì per presentare e firmare a chi lo desidera il suo ultimo romanzo “Khalil”, la storia di un giovane attentatore a Parigi, la sera del Bataclan.
Khadra non si risparmia: è molto conosciuto e amato dai tunisini, e lui gioca, brillante e scherzoso, ricambiandone l’affetto. Confessa di preferire gli incontri più conviviali e “fraterni” rispetto ai congressi, e infatti chiede subito uno scambio con il pubblico: “perché- scherza – cosa di meglio che dialogare con me? Sono celebre, ricco e sono scapolo!!!!” (boato di risa divertite fra la folla).
Ma questa ultima informazione, per la delusione delle signore, è presto smentita proprio da lui, che racconterà al pubblico la sua storia matrimoniale, solida e decennale. La moglie è presente in sala, ed è forse uno degli ingredienti del suo successo: per il suo restargli accanto tanti anni, e perché no, anche per avergli dato in prestito il suo nome, usato come pseudonimo per difendersi dalla censura algerina.
“Mi presento, mi chiamo Mohammed Moulessehoul, ho due volte 32 anni e sono nato nel Sahara algerino”. Rende poi onore alla famiglia e ai suoi antenati e parla del suo mestiere. Ha parole di incoraggiamento verso gli scrittori del Maghreb: “Ci vuole una voce plurale, bisogna battersi per esistere, io sono tra loro e il messaggio che porto è che siamo capaci di meravigliare il mondo, sappiamo parlare la lingua dell’umanità intera e riusciamo, perché abbiamo degli argomenti da proporre e una generosità da condividere, e io voglio condividere questo momento di grazia con voi”.
Rispetto alle recensioni dice: “Non leggete mai le critiche, sono solo delle opinioni”.
E riguardo ai libri, come a dei doni per lo spirito: “Ho sempre considerato un libro come uno specchio: in un personaggio si possono trovare delle similitudini, ci si identifica con lui, a volte provando gli stessi suoi stati d’animo, le sue sofferenze, le sue gioie. Un libro deve restare una specie di solitudine. Ci si siede e si è soli. L’importante dello scrivere è di partire: un libro è un tappeto volante che porta ovunque nel mondo, istruisce, arricchisce e mi fa credere di essere vivo”.
Aggiunge una nota polemica: “Il problema è che i libri costano cari, e questo impedisce alla gente di comprarli. Quando vedo un libro a 80 dinari (circa 25 euro ndr) lo ritengo un insulto!”.
Ritorna sul matrimonio: “Volete sentire la mia storia romantica?” stuzzica pubblico. Eccola qua:
“Da giovane, un giorno, sono andato da mio padre, e gli ho detto: ho bisogno di una sposa, trovamene una. E lui mi ha risposto, ho un amico che ha una figlia, vediamo cosa si può fare.
E così ci ha organizzato un appuntamento perché ci conoscessimo. Quando sono arrivato dall’amico di mio padre, ho visto una piccola signorina minuta, che stava pulendo, e indossava una T shirt …con l’immagine di Titti! Era una catastrofe.
Una volta fuori, ho detto a mio padre: ho bisogno di una donna, non di una ragazzina, e ti dimostrerò che sono in grado di trovarmene una da solo!
Sei mesi dopo sono ritornato da lui. E gli ho detto: ok per la ragazzina. (risa del pubblico)
La mia sposa, poverina, era molto giovane, e sperava di trovare in me il principe azzurro. E io, all’epoca, non avevo proprio niente del prince charmant; vi assicuro, avevo i capelli arruffati, ero nero nero, magro come un chiodo e brutto come la morte (altre risa del pubblico, divertito e incredulo). E allora, quando sono andata a chiedere la sua mano, mica mi voleva. Mi guardava storto, è andata da sua madre e le ha detto:
“Mamma sei sicura che è venuto a chiedere la mia mano?”
“Ma sì”
“Devo sposare questo ranocchio?”.
E sua madre le aveva risposto: “Ascolta, è tuo padre che ha deciso, e lui sa quello che fa”.
Poi, dopo il matrimonio, io e lei abbiamo iniziato a familiarizzare, perché non ci si conosceva assolutamente, si era arrangiato tutto in una settimana, e le ho detto: “Senti, prima io non ero un ranocchio, ero un rospo. Davvero, un rospo.
Poi però tu mi hai baciato sulle labbra, e da quel momento sono divenuto il Principe Azzurro”.
Finita la fiaba, le domande del pubblico riportano alla realtà.
Sull’Africa e il Maghreb: “Si pensa che l’Africa sia nera, invece è multicolore, è come un arcobaleno, c’è tutto, al nord e al sud ci sono tutti i colori del mondo e questo è il migliore mosaico possibile. Ho dedicato all’Africa un mio libro, L’equazione africana, ho viaggiato in Congo, Mauritania, Togo, ho vistato anche altri paesi, incontrato scrittori intellettuali, artisti.
L’Africa è l’avenue dell’umanità. L’uomo è nato in Africa e un giorno ritornerà in Africa. Vedrete dei migranti bianchi con gli occhi blu venire a bussare alla nostra porta per chiedere un lavoro e li accoglieremo con un benvenuto! “.
Il pubblico sorride, riflette, scherza insieme a Khadra, coinvolto dal suo spirito arguto e dalla sua simpatia. Dopo quasi due ore di incontro, la piccola sala continua ad essere gremita, e anzi si è formata una coda fuori. L’autore algerino si lascia circondare ancora di più, quasi in un abbraccio, e con il consueto sorriso, inizia a firmare le copie di “Khalil”.

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