NANTES DELLE MERAVIGLIE – Rosita Ferrato
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Lo sapevate che a Nantes nel 1828 nacque Jules Verne? E che pure era di queste parti (e vi morì nel 1842) anche Cambronne, il famoso generale francese passato alla storia per la poco onorevole, seppur efficace parola “merde”, pronunciata, pare, durante la battaglia di Waterloo.

Nantes è città delle meraviglie. Sarà la presenza in spirito del suo cittadino più celebre, fatto sta che ne è rimasta la voglia di stupire e la fantasia. Un centro storico intatto, pulito, meravigliosamente conservato dalla storia e dai suoi abitanti, nella cattedrale dove si resta sopraffatti dalla magnificenza e dal suono commovente dell’organo (quello suonato dal Capitano Nemo avrà avuto le stesse sonorità?) e dal castello dei Duchi di Borgogna. Appartiene a Verne però soprattutto la sua parte fantastica, moderna, futuribile, immaginifica e viva.
Ci si avvicina all’île de Nantes, antico spazio navale, accolti dalla Titan, una enorme gru gialla che si staglia verso il cielo plumbeo. Les Machines de lÎle sono macchine fantastiche, ospitate dal grande progetto urbanistico nantese, dove sul sito affascinante degli antichi cantieri navali, esiste un luogo di fantasia che unisce i “mondi inventati” di jules Verne, l’universo meccanicoriale di Nantes.

La “Galerie des Machines” et l’Atelier è il luogo delle creazioni, dove immagini di piovre giganti, ragni giganteschi e animali fantastici prendono vita, e trovano l’immediata realizzazione nella sua creatura più grande. Si rimane a bocca aperta nel vedere avvicinarsi un elefante meccanico, una creatura quasi viva di 12 metri che può ospitare l’uomo. Un gioiello di perfezione meccanica di cui Verne sarebbe stato orgoglioso, che si muove come una bestia vera, nonostante la stazza, e come tale muove gli occhi e spruzza vapore. Per montarvi su, si accede al secondo piano della galleria, si sale a bordo, dove la grazia e la praticità francese aggiungono alla fascinazione del giro confort per gli ospiti, come tappi per le orecchie (il rumore del macchinario è tanto) raccolti in un cofanetto in legno, una sorta di forziere dei pirati, e plaid con cui coprirsi, se durante il viaggio l’aria è fredda. L’interno svela un mondo immaginifico e tecnologico: niente fotografie dentro il testone della bestia: macchinari che sembrano nati dalla penna di Verne muovono un meccanismo perfetto e forse delicatissimo. Come una creatura vivente, l’enorme elefante sembra dotata di esistenza propria, ma è invece azionata dall’uomo, da una cabina esterna, (che sia qualcuno alle dipendenze del professor Lidenbrock?)

Il tour sul pachiderma dura più o meno mezz’ora, nonostante la distanza percorsa sia poca: si fa comunque in tempo a uscire dalla galleria delle meraviglie e a vedere dall’alto la bella Nantes, lungo la Loira dove il fantasma benevolo di Verne è presente un po’ ovunque. Lo si trova quasi in carne e ossa nella salita che porta al museo a lui dedicato: su una panchina, un Verne bambino in bronzo guarda il fiume, l’aria sbarazzina e curiosa (È la statua di Jules Verne bambino, realizzata da Elisabeth Cibot nel 2005, sulla collinetta Sainte-Anne, sopra il porto). Davanti a lui, in piedi, imperioso, ecco Capitano Nemo (protagonista del romanzo Ventimila leghe sotto i mari), proteso verso l’oceano.

Ma c’è un posto dove il grande romanziere si sentirebbe a casa: il Museo di Jules Verne, in un bel palazzo del XIX secolo, sporto sulla Loira. “La facciata bianca esposta a sud e inondata dalla luce riflessa dal fiume, le cornici in mattone, gli archi a ferro di cavallo che delineano finestre e porte, e l’elegante torretta di vedetta costituiscono un invito a contemplare la città e il fiume, a viaggiare e fuggire. Anche se non ha abitato questi luoghi, lo scrittore ha frequentato assiduamente questo lembo di Loira, non lontano dalla villa di famiglia. “Deve essere venuto spesso a contemplare da questa collina – ricorda lo scrittore francese Julien Gracq – laddove diviene porta verso il mare aperto e l’avventura”.

Non fu questa la casa dello scrittore, dicevamo, il quale nacque nell’Ile Feydeau, ma ebbe probabilmente la stessa vista: sull’acqua, che tanto lo influenzò. Stanze che ricostruiscono la sua casa natale, piena di amore per la scienza: serpenti in formalina in contenitori come barattoli di conserva testimoniano una voglia di conoscenza che poi esplose. Dalle finestre, la grande Titan, vecchia gru dei cantieri navali, installata nel 1954, e ‘Ile lehangar à Bananes, un tempo luogo di sbarco degli schiavi, oggi tempio del divertimento della gioventù locale, con ristoranti, bar, mostre, ornate da grandi anelli luminosi, simboli delle catene ormai spezzate.

Nelle eleganti stanze del museo dedicato a Verne, manoscritti autografi, modellini del Nautilus e dei razzi che tanto anticiparono la realtà, il precursore del sommergibile e della conquista spaziale, la ricostruzioni di ambienti della casa dello scrittore, la testimonianza dei suoi cari, e una migliore conoscenza del personaggio. Apprendiamo per esempio che quello che fu uno più influenti autori di storie per ragazzi e, con i suoi romanzi scientifici, uno dei padri della moderna fantascienza, non ebbe comunque una vita avventurosa: raccontano al museo, che si svegliasse alle cinque per scrivere. Vessato dai contratti che lo legavano al suo editore (Pierre Jules Hetzel), come un impiegato era metodico e preciso. Il suo foglio di lavoro per la scrittura: diviso in due da una linea rossa: da una parte lo scritto dall’altra le annotazioni e gli schizzi. D’altronde, viaggio forse di più con la fantasia, colui che nella scrittura trovava “la fonte dell’unica e vera felicità”.

Nantes la bella, con le sue case storte e leggermente pendenti perché costruite sull’isola, i suoi canali riempiti nel tempo, i binari di una ferrovia anch’essa ormai fantasma, che costeggiava il fiume, i suoi parchi meravigliosi parchi. Lo si può immaginare Jules Verne mentre passeggiava al Jardin des Plantes: un giardino enorme e meraviglioso http://www.jardins.nantes.fr/. Sette ettari, una collezione di piante rare, piante medicinali, tantissime specie di fiori e una statua dedicata all’opera di Verne ed eretta grazie ad una sottoscrizione nel 1905, dopo la sua morte. Vicina al viale della Musica, fu inaugurata nel 1910. E a proposito di statue, Nantes dedica allo scrittore un’altra opera in bronzo, alla Mediateque Jacques Demy, presentata nel 1986 e che evoca uno dei più celebri eroi di Verne: Michel Ardan in partenza per la Luna.

Ma eccovi ancora qualche luogo dove il romanziere visse o che comunque lo richiamano, in un tour che il comune di Nantes offre ai sognatori: “Nantes – si legge – le isole e la Loira, primo specchio dei suoi sogni, il crogiolo dei sogni dell’opera di Jules Verne. È qui il segreto di un uomo e di uno scrittore che parla all’immaginazione, al cuore e all’intelligenza”.ù
Buon viaggio….!

Cours Olivier de Clisson, 4, nel cuore dell’isola Feydeau: dove Verne nacque nel 1828.L’isola Feydeau, tra i due bracci della Loira, alla sua confluenza con l’Erdre, immensa Jangada di pietra (La Jangada – Ottocento leghe sul Rio delle Amazzoni romanzo pubblicato nel 1881), vera città galleggiante (Ville flottante) e la prima delle numerose isole misteriose che ricorrono nelle sue opere.

Allé Jean Bart, 2: la famiglia si trasferisce qui, ancora una volta una casa su un fiume, l’Erdre. Lì vicino scoprirà la bottega del Rat goutteux chepiù tardi gli ispireràil racconto filosofico Avventure della famiglia Raton (Les Aventures de la famille Raton), la cui insegna è stata rimessa all’angolo fra il Cours des Cinquante stage e la rue de la Barillerie.
Chiesa di Saint Nicolas: serve da sfondo al suo primo romanzo, rimasto incompiuto e pubblicato dalla Città di Nantes nel 1992 (Un pretre en 1839).

Rue Jean Jaques Rousseau, 6: nuova casa per i Verne, con una biblioteca enorme e inesauribile, una “miniera inesauribile per la curiosità dei bambini”, si legge nei Souvenirs d’enfance et de Jeunesse di Verne.

Rue Suffren, 1: abitazione di Verne adulto, dal 1877 al 1878, con moglie e figlio. Qui scrive Un Capitaine de quinze ans, dove denuncia la tratta e la schiavitù e immagina Tribulation d’un Chinois in Chine.

Quai de la Fosse (cantieri navali): la Loira e il suo traffico navale ebbero una grande fascinazione sullo scrittore. Vedeva le barche partire e arrivare, immaginava mete lontane e i marinai furono speso protagonisti delle sue opere. Lui stesso possedette tre barche.

Museo Jules Verne, rue de l’Hermitage 3

Chantenay (rue de Réformes, 29 /rue Eugéne Leroux 16): indirizzo della casa di campagna dove venne scritto Dalla terra alla luna e Ventimila Leghe sotto i mari. Dirà il romanziere al su editore: “je prèpare mon voyage sous les eaux, et mon frére et moi, nous arrangeons toute la mécanique necessaire à l’èxpedition”. Ancora un luogo che offre un bel panorama sul fiume, sui battelli che vi scorrono; una vista arricchita da sogni e avventure, e completata dalla immaginazione straordinaria dello scrittore e da letture di romanzi marittimi, in particolar modo dal suo libro preferito: Robinson suisse di Fenimor Cooper, “de préférence meme au Robinson Crusoe”.

Nella foto: a ovest dell’Ile, negli antichi cantieri navali, l’Eléphant 12 m di altezza

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