Turisti in Albania: gli emigranti tornano a casa per le ferie – Rosita Ferrato
Featured Image

Turisti in Albania: gli emigranti tornano a casa per le ferie

Agosto 2010 – Tornano a trovare i parenti e far conoscere ai figli la propria storia, alcuni hanno anche un secondo lavoro. L’antropologo: “E’ un turismo di massa”

TIRANA – Vanno, vengono, tornano, ma alla fine la loro patria è l’Italia. Agosto 2010: come tutti gli anni, il telegiornale albanese annuncia il grande esodo dei migranti, che dall’Italia tornano a trascorrere le ferie nel loro paese. Alcuni qui hanno parenti da visitare, altri addirittura un secondo lavoro: un’attività turistica, estiva, spesso nei luoghi di villeggiatura, Saranda, Durazzo, le località sulla costa ionica. “E’ un turismo di massa, sono gli emigranti che tornano”, spiega Francesco Vietti, antropologo torinese e racconta del turismo in Albania, composto più che altro da gente che torna, a ritrovare, per qualche settimana, la propria terra. “Ci sono anche altri tipi di visitatori: per il turista occidentale è l’illusione dell’ultima frontiera, poi ci sono kosovari, macedoni e bosniaci”. Ma per la maggior parte sono albanesi. “Nel sud, dopo Valona, al confine greco, fino a qualche anno fa era costa pura, in pochi anni si è riempita di cemento per ospitare migliaia di turisti”. Molti hanno messo su delle strutture con le rimesse mandate dall’Italia, e non si sono costruiti una casa, ma magari un albergo. In inverno hanno altri lavori, d’estate gestiscono un’attività turistica”.

In Albania agosto è la folla. Le strade sono piene, poche e spesso polverose o dissestate, le macchine tante. Mercedes vecchio modello e Volkswagen: auto robuste, per arrampicarsi ovunque. Il caldo è afoso, il traffico insopportabile, l’aria, irrespirabile. L’attuale primo ministro Sali Berisha ha investito molto sull’immagine del paese, e ancora oggi nei telegiornali, in maniche di camicia, promette al suo popolo infrastrutture, strade, autostrade (anche per facilitare il movimento dal Kosovo, poiché il turismo kosovaro è presentissimo, in special modo a Durazzo). Le spiagge sono affollate, e proprio da albanesi. E se in Italia la loro tendenza è quella di mimetizzarsi per non rivelare la loro appartenenza, le vacanze, soprattutto per i giovani, sono una valvola di sfogo, un momento in cui i legami con la patria dei genitori riemergono. “Gli adulti portano i propri figli in luoghi come Kruja, la città natale dell’eroe nazionale Skanderbeg, perché siano orgogliosi di essere albanesi”. Nessuno di loro, prosegue Vietti, tornerebbe in Albania, ma dai libri degli ospiti dei musei, come il museo nazionale, emergono temi di orgoglio: “Non sapevo la storia dell’Albania fosse così gloriosa”. I ragazzi si riappropriano delle loro radici, forse i loro figli dimenticheranno la lingua e faranno il tourist roots, giri turistici per ritrovare le proprie origini”, ipotizza Vietti. Oggi invece è così.

A fine agosto i migranti fanno il percorso inverso. Tanta era la fretta di arrivare in Albania, tanta quella di ritornare nella loro seconda patria. “Sono gran lavoratori”, racconta Klejdi, un giovane di Tirana. Ma in Italia, gli albanesi dove sono? Dopo i primi clamori mediatici, sembra che siano scomparsi dalle nostre città. La risposta è semplice: sono ovunque, perfettamente integrati e senza dei quartieri specifici di riferimento comune. E sono numerosi: “14.000 regolari in provincia di Torino – raccontano all‘associazione italo albanese Vatra di Torino, e non stanno in nessun luogo particolare, sono distribuiti su tutto il territorio“.
© Copyright Redattore Sociale

di Rosita ferrato

[© Copyright Redattore Sociale]

Sorry, the comment form is closed at this time.

top