Un nido tra le sbarre: a Torino le mamme detenute avranno una nuova “casa” – Rosita Ferrato
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Un nido tra le sbarre: a Torino le mamme detenute avranno una nuova “casa”

Luglio 2010 – Una nuova struttura fuori dal muro di cinta della casa circondariale ospiterà i semiliberi e il “settore nido”. Il direttore: “Pensata in modo da richiamare una casa, una comunità”. Ospiterà 14 donne

TORINO – Nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino è previsto un apposito padiglione della sezione femminile per i bambini fino a 3 anni detenuti con le madri. “Una sezione ordinaria che è stata modificata nei colori, dove sono stati aperti varchi in modo da ricavare degli spazi”, spiega il direttore Pietro Buffa. Restano blindi e cancellate e, anche se i muri sono verniciati con colori il più possibile vivaci per rendere l´ambiente più accogliente e l´arredo non è quello standard delle celle, (ci sono ad esempio i lettini per bambini) si è pur sempre all´interno di un padiglione detentivo femminile. “Da qualche tempo a questa parte, sulla base di una sensibilità più generale rispetto alla questione dei bambini in carcere – racconta il direttore – sono nati dei movimenti d’opinione in merito. A Milano si è avuta una prima sperimentazione, approfittando della disponibilità della provincia, che ha lasciato all’amministrazione una struttura da utilizzare. L’idea è stata quella di costituire un settore che pur occupandosi della detenzione delle mamme, fosse il più distante possibile come architettura, da uno stabilimento carcerario”.

Due sono le esigenze: una vita che abbia un senso anche per i bambini e un sistema di sicurezza adeguato. Esigenze non semplici da coniugare: “Perchè – sottolinea Buffa – è pur vero che una porta va messa”. A Torino comunque, qualcosa bolle in pentola: “La soluzione si è prospettata quando l´amministrazione penitenziaria ha ottenuto dal demanio, e poi dal comune, diverse decine di alloggi per il personale. Si è quindi verificato lo sgombero della casa demaniale, adiacente al plesso penitenziario, ma fuori dal muro di cinta. Una palazzina che servirà ai semiliberi, mentre l’ultimo piano potrebbe essere adibito a “settore nido”, per ospitare una custodia attenuata per mamme detenute insieme ai figli”.
Il modello è l’Icam di Milano. “Ci sono lavori da fare, ma non si tratta solo un problema di ristrutturazione; non si tratta solo di costruire muri, ma è cosa metti dentro che fa la differenza. Per quanto riguarda i muri, e questo è lo stato dell´arte, stiamo lavorando al progetto di richiesta di fondi alla Cassa delle Ammende: tre tranches di finanziamenti di 50mila euro per le parti giorno, notte e ristrutturazione di un prato (non giardino), per i bimbi”. La richiesta di 150 mila euro non è però sufficiente in sé: la struttura infatti dovrebbe essere pensata in modo da richiamare una casa, una comunità”.

Con delle attività: “Al momento vi sono quelle tradizionali: ad occuparsi delle donne vi sono le suore, i volontari di telefono azzurro, Stella Stellina del Comune che anche continuerebbe a lavorare con noi per fare uscire i bambini, aiutando le mamme per parte della giornata”. A venire incontro al progetto, Ikea, che ha dato già ampia disponibilità ad arredare la struttura; il Comune di Torino che regalerà le piante per il giardino. E poi, fondazioni e associazioni , finanziatori privati disposti a coprire sia la parte che ancora rimane che quella progettuale. Il personale da impiegare sarebbe quello già esistente”.

Il numero delle mamme detenute varia: si va da un minimo di 1 o 2 bambini a un massimo di 10-15 in contemporanea e i periodi di permanenza sono molto variabili. Il calcolo per la struttura nuova è di circa 14 posti mamma-bambino, considerato che alcune donne potrebbero avere 2 figli da tenere con sè. La provenienza? Le mamme sono mediamente più straniere che italiane: nigeriane o comunque africane, slave, qualche italiana, non moltissime, poche – se non rare – le arabe. I reati? “I più diversi: droga, furti e così via”. Per quanto riguarda invece i tempi per la realizzazione del progetto torinese: “Dopo il finanziamento, partiranno i lavori, e se tutto va per il verso giusto, nella primavera del 2011 dovremmo essere pronti”.

di Rosita ferrato

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