Torino progetta l’inclusione per nomadi e profughi – Rosita Ferrato
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Torino progetta l’inclusione per nomadi e profughi

Gennaio 2009 – Finanziato tra le polemiche il progetto Abit-azioni, “un ponte fra il socio assistenziale e il mercato”. Una scelta nata anche per evitare il ricorso alle case popolare: 8500 famiglie sono in lista d’attesa, circa 600 quelle assegnate ogni anno.

TORINO – A maggio si era gridato allo scandalo. Molti cittadini erano contrari a quei 750 mila euro di finanziamento per l’inclusione sociale per i rom. L’architetto Giovanni Magnano, dirigente del settore Edilizia Sociale del comune di Torino, spiega come sono andate le cose e a che punto è il progetto, iniziando dalle case popolari per arrivare a Locare (l’agenzia di intermediazione alloggi convenzionata del comune di Torino). “Il finanziamento non è ai rom” puntualizza. “Il progetto Abit-azioni (che si è aggiudicato i fondi del ministero per la Solidarietà sociale, ndr) è nato con una logica di costruire una scala per l’integrazione, ma oltre a questo si è ragionato anche sui profughi, sugli extracomunitari, con il progetto Isa”. “L’idea, circa due anni fa, fu di costruire un ponte fra il socio assistenziale puramente inteso (che per i rom era il campo di emergenza umanitaria invernale e per i rifugiati i centri di prima accoglienza) e il mercato”. Non solo per i rom, ma anche per i profughi e per un loro inserimento, dopo l’accoglienza.

Per tanti anni, per i casi sociali c’erano le case popolari, racconta Magnano. Ma capitava che si concentrasse il disagio in ghetti e che le persone fossero trascurate dai servizi sociali. Inoltre, in un contesto dove erano raggruppati 500 alloggi popolari tutti assegnati con il bando, si radunavano le problematicità e i casi sociali, in un mix di disagio. Un “caos sociale”, senza miscela sociale né culturale. “Questi i quartieri popolari di una volta. Visti i risultati, si sono cercate nuove soluzioni”. “L’idea fu quella non rivolgersi più alle case popolari, anche perché assegnandone ogni volta una a chi viveva situazioni di disagio, si lasciavano fuori gli aventi diritto”. (Attualmente sono 8.500 le famiglie in lista d’attesa per le case popolari, 5- 600 quelle assegnate ogni anno; in comuni molto più grandi se ne assegnano meno di un decimo: 60 all’anno a Venezia, 70 a Napoli, 300 a Roma, che però è molto più grande di Torino).

Nel 2000 si svilupparono poi politiche della casa rivolte a fare incontrare l’offerta e la domanda nel mercato libero. Nacque Locare, agenzia di intermediazione alloggi convenzionata del comune di Torino, che in questi anni ha concluso oltre 2.500 contratti, consentendo di raddoppiare la quota degli alloggi tutelati. Sono circa 500 gli alloggi di Locare, 600 le case popolari. Vedendo il percorso di molti migranti economici, racconta ancora l’architetto, che in progetti come “Emergenza freddo” o “Equal rom Cittadini d’Europa”, dalle sponde dei fiumi hanno avuto la forza e l’impegno di trovarsi una sistemazione stabile e mettersi in regola, “facendo una sintesi di queste esperienze, dove c’erano le situazioni più critiche (per esempio bambini piccoli), alcuni requisiti e la domanda, si è pensato di portarli a Locare attraverso un meccanismo che consentisse, dopo la fase di regolarizzazione, l’inserimento lavorativo”. Abit-azioni nasce da questo ragionamento: mantenendo le buone prassi di Equal rom (tutoraggio, accompagnamento, ecc) si è voluto costruire un meccanismo che portasse fino alla casa, attraverso gli uffici di Locare, ma con una corsia di accompagnamento.

“In questo modo si liberano risorse per gli altri. Perché queste persone il diritto a Locare l’avrebbero avuto comunque, ma in questo modo si riusciva a farlo pagare al ministero invece che al comune, lasciando più soldi per gli italiani”. Questo progetto è stato approvato dal ministero, che adesso non esiste più, ma “nei primi giorni del 2009 ci auguriamo che le prime famiglie che hanno fatto il percorso verranno presentate a Locare, in modo da cercare gli alloggi”. Questo, nonostante le polemiche e la cattiva pubblicità. Il risultato atteso è di una cinquantina di collocazioni: alloggi normali, nel mercato ordinario.

di Rosita ferrato

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