I poveri di Bacau – Rosita Ferrato
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I poveri di Bacau

Novembre 2007 – TORINO – Carmen ha vent’anni, è già madre di tre bimbe; il padre, o i padri, non ci sono. Appartiene all’etnia rom, proviene dalla città di Bacau, in Romania. Non sa né leggere né scrivere, parla male l’italiano. Carmen è venuta in Italia qualche anno fa, come tanti altri. Fino alla scorsa primavera viveva nel campo abusivo di Bassa di Stura. Si è “sistemata” in una delle baracche in quel campo abusivo alla periferia di Torino. Da quella zona della città si vede la maestosa Basilica di Superga, ma il “lusso” finisce lì, il resto non promettente bene: quello di Basse di Stura non è uno dei peggiori campi di Torino in generale, ma è di gran lunga il più pericoloso. Lo Stura è un fiume, e nel 2003 una piena si portò via due bambini rom jugoslavi, che morirono inghiottiti dalle acque. Lì vivono famiglie intere, rom rumeni provenienti soprattutto dalla zona della Transilvania, ma anche da Bacau e da Iasi. Sono un centinaio, uomini, donne e tantissimi bambini, che corrono sporchi nei detriti, nella sporcizia, tra lamiere rotte e rottami di elettrodomestici, biciclette senza ruote e cavi di rame. E topi, niente acqua corrente né elettricità, niente bagni.

Nella primavera del 2007, all’approssimarsi dell’estate, alcune famiglie rom di Basse di Stura accettano di rientrare al loro paese, a spese del Comune di Torino, quella di Carmen è tra queste. Partono in pullman, destinazione Bacau, sud est della Romania. Secondo la testimonianza della donna, sono abbandonati quasi subito al loro destino. Carmen e le sue tre bambine trovano l’abitazione che è stata loro assegnata. Ma non è ciò che si aspettavano. Intanto, non sono soli: nella casa, un ex comprensorio industriale gestito dal Comune di Bacau, abitano in nove. Oltre alla ragazza e alla sua famiglia, i genitori, la sorella disabile e altri due bambini. La casa è di tre metri per tre, non ha una porta, ha una sola finestra, non c’è né luce né acqua. Per arredo ha un fornellino da campo con una bombola, un piccolo tavolo e una coperta, utilizzata come letto o come una specie di tovaglia. I muri sono scrostati, con tubi scoperti. Nelle immagini girate da uno di loro, i bimbi sorridono. Carmen ha la pelle olivastra, i capelli scuri, tirati indietro, gli occhi neri. E’ seduta per terra, come gli altri; parla di miseria, di soldi che sono pochi, di lavoro che non c’è, di una casa vera, non come quella. Starà poco lì in Romania. Questa è una delle storie dei poveri di Bacau. Una storia del 2007, quando la Carta dei Diritti della Comunità Europea vorrebbe riconosciuta ai suoi cittadini dignità umana, libertà professionale, diritti dei minori e diritto alla casa. Oggi Carmen è tornata a Torino, pagando più di 1000 euro per poter passare la frontiera. È tornata in Italia, ma è al punto di partenza: senza casa e senza lavoro.

di Rosita Ferrato

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