Un esercito di detenuti per soli 3 giorni – Rosita Ferrato
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Settembre 2008 – Le detenzioni di brevissima durata sono tra le maggiori cause del sovraffollamento: secondo un’indagine del Dap, nel 2007 dei circa 90 mila ingressi dalla libertà 29 mila (32%) sono stati seguiti da scarcerazione entro tre giorni.

TORINO – Le camere di sicurezza sono le “celle dello sceriffo”, cioè quei locali dove la Polizia giudiziaria dovrebbe tenere coloro che in galera potrebbero finirci come no. Gli arrestati che avendo commesso reati di lieve entità potrebbero anche essere condotti direttamente dal giudice in udienza, e magari rilasciati. In Italia, invece, pare che funzioni diversamente. Le persone infatti, dalla libertà, il più delle volte vengono portate direttamente in galera, anche se poi verranno rilasciate dopo soli 3 o 4 giorni. Sono le detenzioni di brevissima durata. Tralasciando l’aspetto etico, ovvero l’impatto che il carcere può avere sulle persone (la domanda è “si è certi che non si poteva evitare?”), con l’ingresso in carcere si attiva una macchina organizzativa enorme. Tenuto conto della carenza di personale e delle condizioni spesso non facili, questo contribuisce in grande parte a quel sovraffollamento di cui tanto si parla. Lo rende noto una ricerca condotta da Elisabetta Sidoni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, condotta sui maggiori istituti italiani e pubblicata sulla rivista ”Le due città”. Nel 2007 nell’istituto “Lorusso e Cutugno” sono stati più di 3000 i detenuti sottoposti a rito direttissimo, si legge nel documento, le carcerazioni di breve durata sono tra le cause del sovraffollamento degli istituti e comportano un aggravio di lavoro e di problemi organizzativi.

Iniziamo dalla logistica: se è vero che un gran numero di soggetti portato in istituto dalle forze di pubblica sicurezza va in udienza con rito direttissimo (sono per lo più soggetti colti in flagranza) e quindi viene scarcerato nell’arco di pochissimi giorni (3 o 4 al massimo dall’ingresso in istituto), questo comporta un notevole aggravio di lavoro. Infatti, quando una persona entra in carcere, vengono approntate le procedure di identificazione, registrazione e perquisizione. Poi la persona viene inserita nel circuito dei cosiddetti Nuovi Giunti, con tutta una serie di attività da svolgere in tempi brevissimi: visita medica, colloquio psicologico, apertura di un fascicolo matricolare e una cartella clinica, consegna di un kit per l’igiene essenziale e di quello per ricevere i pasti. Infine, cosa non banale, gli si deve assegnare un posto letto, e questo spesso significa dover aspettare che qualcun altro venga scarcerato. A tutto questo si aggiungono poi le pratiche di scarcerazione.

“Tutto ciò – si legge nella ricerca di Elisabetta Sidoni – comporta un costo in termini di lavoro, di tempi e di risorse materiali, ma anche una ricaduta in accumuli di tensione nel contesto detentivo”. “Le procedure vengono spesso svolte a ritmi incalzanti. Gli operatori si trovano ad affrontare vere e proprie emergenze, nella consapevolezza che gran parte dell’impegno profuso per attenersi alle procedure e rispettare la dignità delle persone non risolverà se non nell’immediato, un problema destinato a ripresentarsi e comunque a ripercuotersi nella quotidianità dei reparti detentivi veri e propri, massacrati da un andirivieni costante”.

L’indagine ha preso a campione un singolo istituto di grandi dimensioni, allargandosi poi all’intera penisola. Dall’archivio informatico del carcere preso in esame è risultato che, nel carcere di Torino dei 7.015 soggetti entrati dalla libertà nel corso del 2007, ben 3.919 vengono scarcerati entro i 3 giorni successivi. Quindi, più della metà (il 56%) ha una permanenza in carcere molto breve (la quasi totalità è ipotizzabile sia stata sottoposta a rito direttissimo). A livello nazionale, per dare un’idea dell’ordine di grandezza del fenomeno, risulta che nel 2007 su circa 90.000 ingressi dalla libertà, circa 29.000 (ossia il 32%)sono seguiti da scarcerazione entro i 3 giorni successivi. Ma quali sono, a livello nazionale, i reati più frequentemente ascritti con una permanenza in carcere così breve? il 25% Legge stranieri (eventualmente associati ad altri tipi di reati); il 20% produzione e spaccio di stupefacenti; il 19% furto; il 12% violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale.

di Rosita Ferrato

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