Da giocatore ”sociale” a ”patologico” – Rosita Ferrato
Featured Image

Da giocatore ”sociale” a ”patologico”

Giugno 2008 – La storia di Sergio: sposato, due figli piccoli e un’esistenza “normale” che si trasforma in dipendenza dal gioco dopo aver vinto 2.000 euro al lotto. “Ho perso tanti soldi, gli amici e non sto più con i miei bambini”

TORINO – Il demone del gioco cattura lentamente, in modo ambiguo, sotto forma di abitudini, di un disagio crescente e di una sottile insoddisfazione. Sergio (lo chiameremo così) ha 43 anni, è sposato e ha due figli piccoli. Cinque anni fa conduceva un’esistenza “normale”: era un padre presente che amava la famiglia, un lavoratore, un uomo di compagnia. Il gioco lo ha invischiato, giorno dopo giorno, fino a riempirlo di debiti e a trasformarlo in giocatore patologico. Una schedina giocata con i colleghi di lavoro di tanto in tanto, un gratta e vinci al casello autostradale, un biglietto della lotteria nazionale; la speranza di vincere dei premi, di avere più denaro da spendere, ma soprattutto il miraggio del grande sogno: il “colpo grosso”, il riscatto alle difficoltà e alle tensioni della sua vita. Qualche problema sul lavoro, la sensazione di non essere all’altezza del suo ruolo di padre e di marito, o semplicemente qualche momento di lieve malessere, il sentirsi un po’ “giù di corda”, senza bene sapere il perché.

Sergio si considerava un “giocatore sociale”, per cui il gioco era una fonte di divertimento, un modo come un altro per stare in compagnia. “Sino a cinque anni fa mi sentivo felice – racconta – ma ad un certo punto, non saprei dire quando, mi sono reso conto che per me ogni giorno era domenica” cioè che le occasioni di gioco si erano moltiplicate: sempre più spesso usciva dal lavoro per giocare alla schedina o alle slot machine del bar, comprare un gratta e vinci. Nella sua vita, a poco a poco, il gioco era diventato un’abitudine, un modo per dimenticare lo stress e l’insoddisfazione, da cui si sentiva sempre più schiacciato. Sergio era diventato un giocatore problematico. La paura del futuro e la promessa dei soldi facili, della grande vincita, lo avevano portato a buttarsi sull’immensa l’offerta di vecchi e nuovi riti di gioco: lotterie, giochi televisivi, sale Bingo, casinò reali e virtuali, sul calcio e sui cavalli. Insomma, su qualsiasi cosa con cui potesse indovinare il futuro.

“Ora devo giocare, devo vincere. Per pagare i debiti di gioco”: da due anni per Sergio il gioco d’azzardo è diventato un grosso problema. “Tutto – racconta – è cominciato quando ho vinto 2.000 euro al lotto. Qualche giorno dopo aver incassato i soldi della vincita, ho incontrato la “macchinetta che paga”, ho vinto di nuovo una “bella cifretta”. “Da allora non so cosa mi sia scattato nella testa: tutto quello che mi accade durante il giorno mi indica quali numeri devo giocare al lotto, e ho iniziato a riportare sul computer tutti i numeri ed elaborare un programma che certamente mi permetterà di vincere”. “Pensare così tanto al gioco però non mi ha portato fortuna: ho perso gli amici e non sto più con i miei bambini. Ho perso tanti soldi, ho ipotecato la casa ed aperto una serie di finanziamenti di cui non riesco quasi più a tenere il conto. Sono sempre nervoso, devo inventare una serie infinita di bugie per giustificare le mie assenze da casa, ma se non vado a giocare sto male, non posso smettere e poi se non gioco, come potrò mai ripagare i debiti? Oggi so che la situazione mi è completamente sfuggita di mano: ogni giorno mi riprometto di smettere, ma puntualmente ricomincio. In attesa del “colpo vincente” sono sempre in rosso e ho perso, oltre al denaro, anche credibilità e dignità. Devo ammetterlo: sono un giocatore patologico!”

di Rosita Ferrato

[© Copyright Redattore Sociale]

Sorry, the comment form is closed at this time.

top