”Siamo italiani, ma dobbiamo nasconderci” – Rosita Ferrato
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”Siamo italiani, ma dobbiamo nasconderci”

Maggio 2008 – Incontro con i rom balcanici nel campo di Strada Aeroporto. “Uno zingaro trova sempre la strada: 1.000 anni fa siamo usciti dall’India, troveremo un modo anche oggi. In Italia non siamo più ben visti”

TORINO – “Un zingaro è come un marinaio: va dove lo porta il vento, e dove trova si ferma. Non ha un paese d’origine. Oggi se un rom fa qualcosa di brutto ci mettono tutti sotto accusa: è come una pentola dove tutti sono messi a bollire insieme”. Parla animatamente un signore sulla sessantina, proveniente dalla ex Jugoslavia. È in Italia da 40 anni e oggi ha paura. “Il fango dell”Italia di questi giorni sta venendo a strangolarci. Vogliamo la cittadinanza per i nostri giovani. Noi siamo italiani, ma dobbiamo nasconderci”. Un incontro presso il campo rom di Strada Aeroporto, un appuntamento tra torinesi e nomadi. Una cinquantina i rom “balcanici”, alcuni venuti apposta da altri campi per esprimere il proprio parere e provenienti dalla ex Jugoslavia, una decina i “gagi”, gli italiani, tra giornalisti, intellettuali e politici. Il sociologo Marco Revelli, Beppe Rosso autore e attore di teatro, Filippo Fiandrotti esponente del PD e presidente della FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione), e noi cronisti.

“L’obiettivo – ha dichiarato Carla Osella dell’associazione Aizo (Associazione Italiana Zingari Oggi)- dare una risposta ai fatti di Napoli”. “Il 22 gennaio il governo si era detto disponibile a dare la cittadinanza a tutti i rom nati in Italia. Il giorno dopo il governo di centrosinistra è caduto”. E con questo il loro sogno. Carla Osella per la situazione attuale cita i recenti fatti di cronaca, paragonandoli alla Notte dei Cristalli. Parla di diritti e di doveri. “Non vogliamo elemosina” le fanno eco i nomadi, “ma la difesa dei nostri diritti come esseri umani”. Remsia, donna rom: “Non possiamo avere la colpa dei delitti commessi da altri” e per altri intende i rumeni: “In Romania i rom dormivano sugli alberi, perché andavano a bruciarli”. “Neanche Hitler ha fatto come questo governo – e di nuovo si torna l’immagine dell’Olocausto. “Uno zingaro trova sempre la strada: 1.000 anni fa siamo usciti dall’ India, troveremo un modo anche oggi. Ma nessuno deve venire a picchiarci. In Italia non siamo più ben visti”. “Oggi, come negli anni ’30 c’è una caccia alle minoranze – ha sottolineato Fiandrotti – per non far pensare ai problemi più seri” l’economia, e i mutui da pagare.

Beppe Rosso mette l’accento sull’importanza della sensibilizzazione degli italiani, in una situazione che è sempre più grave. E mette in guardia i nomadi “balcanici” dal non prendersela con gli ultimi arrivati, ovvero i rom rumeni “Le differenze ci sono, ma dovete mettervi insieme, i rumeni e voi”. Rosso sta organizzando un grande incontro i primi di giugno in teatro, fra italiani e rom, con intellettuali e artisti per un momento di sensibilizzazione. E anche per i media, perché siano attenti al linguaggio utilizzato. Una provocazione forte infine arriva da un uomo rom sulla quarantina, che parla per fare sensazione, esasperato dai fatti di cronaca: “Dobbiamo fare del terrorismo. Gli zingari sono un popolo pacifico, non abbiamo mai fatto la guerra a nessuno, perché non abbiamo una nazione, una bandiera. Ora invece vogliamo combattere”. Combattere per cosa? “Scuola, lavoro, casa. Questi i nostri problemi”.

di Rosita Ferrato

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