Lampedusa, abitanti esasperati: ”Una soluzione? La guerra civile” – Rosita Ferrato
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Lampedusa, abitanti esasperati: ”Una soluzione? La guerra civile”

Febbraio 2008 – Reportage “dall’isola militarizzata”: gli stranieri vengono accuditi e accolti nelle case, ma “se ne arrivano 3 mila e ognuno è accompagnato da 2 poliziotti, ci faranno tutti fuori, perché Maroni non viene a vedere?”

LAMPEDUSA – L’isola di Lampedusa è totalmente militarizzata. Sul piccolo aereo che da Palermo porta a Lampedusa, gruppi di poliziotti volano con gli altri passeggeri e sulla terra ferma, camionette ovunque. Oltre ai privati, solo veicoli di polizia, carabinieri, guardia di finanza. “Ormai è così – racconta una ragazza del posto – in questi giorni però la situazione è relativamente tranquilla, o meglio, lo siamo noi abitanti, rispetto agli scioperi dei giorni scorsi”.
Nelle strade tantissime automobili, ma niente taxi né autobus di linea. Tira sempre il vento da queste parti, e i colori sono molto vividi. C’è il mare mosso, in questi giorni, quindi, forse, niente sbarchi.

L’ultimo il 22 gennaio, ma qui guai a chiamarli “sbarchi”. “Come se arrivassero direttamente in spiaggia. Questa è cattiva informazione, che rovina il turismo – dice un isolano di Sos Pelagie – li andiamo a prendere a casa loro, a 60 o 70 miglia dalla costa”. Ma c’è chi dalla spiaggia li ha visti. Sono brave persone i lampedusani, aperti a chi arriva dal continente e allo straniero. Un ragazzo dell’associazione mi mostra alcune foto fatte con i migranti, con quelli che erano fuggiti dal centro durante lo sciopero dei locali. Si dice che quel giorno sia stata la polizia ad aprire le porte, e davvero non ci sarebbe altro modo. Li hanno accolti nella “tenda”, la struttura nella piazza del paese, e li hanno nutriti abbondantemente. “Altro che maccheroni (l‘unico cibo che danno loro nel centro) – racconta il ragazzo – non smettevano più di mangiare”.

Sono accoglienti i lampedusani, ma hanno i loro problemi. Su una popolazione di circa 6 mila persone, esclusi migranti e forze dell’ordine, hanno tasse più alte che in Italia, spendono 5-6 mila euro per far nascere un figlio, non hanno una rete fognaria idonea, i depuratori sono mal funzionanti, non hanno strutture sanitarie adeguate (per certi servizi, raccontano, devono rivolgersi al centro che protegge le tartarughe) non hanno biblioteche, centri Inps, una sala chirurgica per le emergenze, e quando si spostano in continente devono usufruire di una compagnia di traghetti, , raccontano, vecchia e inadeguata.

Sono brave persone i lampedusani, ma sono esasperati: “La soluzione? La guerra civile – racconta un ragazzo – non vogliamo il nuovo centro. E non perché abbiamo un atteggiamento ostile verso gli stranieri, anzi, quando possiamo li ospitiamo nelle case. E’ che se aprono il centro, anche se in parte li rimpatriano, ce ne saranno sempre tanti in più. E noi come facciamo?”.
Lampedusa è un isola senza piano regolatore, senza pedoni, quasi quasi anche senza marciapiedi, girano tutti in macchina o in moto, senza cinture e senza casco. Pensare che ha una superficie così piccola, che la si può girare tutta a piedi in pochi minuti. Ci sono cani randagi, e sulla piazza principale, quella da cui vanno in onda le proteste che si vedono in tv, di giorno si affollano uomini che quella giornata non lavoreranno. “Se fanno un centro non viviamo più -racconta uno di loro- già ora, sull’isola, ci sono troppi poliziotti. In spiaggia, d’estate, il 50% sono sbirri. Perché Maroni non viene qua a vedere? Così ci rovinano. E questi che arrivano, fanno 10 figli alla volta, hanno 3 o 4 mogli. L’isola ha 6 mila abitanti: se ne arrivano 3 mila e ognuno è accompagnato da 2 poliziotti, capisce cosa succede? Ci faranno tutti fuori”.

di Rosita Ferrato

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