ARTICOLO DEL 24/09/2007 PER IL GIORNARE OBIECTIV – Rosita Ferrato
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ARTICOLO DEL 24/09/2007 PER IL GIORNARE OBIECTIV

Settembre 2007 – “Sembra l’Olocausto, delle immagini dopo un disastro” Viorel Bumbu è il segretario di Stato dell’Agenzia Nazionale per i Rom. È un membro della delegazione che il 20 settembre ha visitato il campo rom di Lungo Stura. “Non sembra neanche di essere nel 2007”: quello che ha visto l’ha impressionato: non sapeva che i rom in Italia vivessero così.

Bumbu è venuto dalla Romania per vedere, cercare di capire il problema rom, assieme a altre personalità: prima di tutto il console generale Alexandru Dumitrescu, Dana Varga segretaria personale del Primo Ministro per la problematica rom, Proan Adrian Titi consigliere per la problematica rom, Cristian David gabinetto del Ministero dell’Interno, Cristi Hetea esperto, Cluj e Droagos Filipescu dell’agenzia Nazionale per i rom, Magda Matachè dirigente esecutivo Romani Criss, Rostas Alexandru leader delle comunità rom della Transilvania.

Una giornata dedicata ai rom, una visita in varie parti di Torino e cintura, diverse storie. Prima tappa: la sede di Terra del Fuoco per conoscere la storia del campo abusivo di Borgaro, dato alle fiamme il novembre scorso, il ricovero di 250 persone nei locali dell’associazione, e poi i progetti. Il futuro di alcuni con un programma di autocostruzione e autorecupero, la selezione di famiglie disposte a ripararsi da sole una struttura danneggiata e ad andare ad abitarci : “Un atto concreto – ha dichiarato Michele Curto, presidente di Terra del Fuoco- che anche un italiano può capire e apprezzare”. Sono intervenuti quindi anche i rappresentanti del Progetto Equal Rom Cittadini d’Europa, per l’inserimento lavorativo dei rom: “Molti di loro – ha dichiarato Relica Planinic- arrivano dalle miniere, dalle campagne, oppure sono operai saldatori, idraulici. Sono tutti bravi, e per questo sono tutti inseribili al lavoro”.

Il momento più importante della giornata, il più significativo, è stato comunque la visita al campo di Lungo Stura Lazio. “Niente foto” è stato detto, perché le persone che vivono qui potrebbero non gradire, spaventarsi; molte, infatti, a seguito di continui sgomberi, sono psicologicamente molto provate. E invece, i membri della delegazione si sono mescolati quasi subito con i rom, accolti, non come nemici, ma come connazionali. Si sono avvicinati, gli uni agli altri, senza paura. La prima domanda è stata: “Da dove vieni?” dalla regione di Banat, hanno risposto alcuni, a ovest, vicino alla Transilvania. E si è iniziato a parlare: di munca, il lavoro, delle nuove regole dell’Europa, di bani soldi. Gruppi sempre più numerosi hanno espresso la voglia di fare sentire ai propri connazionali la loro voce, i loro drammi. Anche il tema del pregiudizio è stato affrontato, e senza falsi pudori. “Tu – ha affermato un membro della delegazione rivolgendosi ad una ragazza- hai occhi verdi e capelli neri, guardati. Sei bella, potresti anche essere un’italiana. ma se ti presenti così, disordinata e sporca, non verrai mai accettata”. Il pregiudizio verso i rom, intendeva dire, nasce anche da come si presentano. Vederli in strada o in una baracca, “neri, sporchi e cattivi”, rende tutto più difficile.

La parola finale è spettata ovviamente al Console Alexandru Dumitrescu. Alla domanda del perché di questa visita, ha risposto: “Per trovare modalità unitarie di agire. È la prima risposta governativa al problema europeo dei rom, che sono popoli in grande crescita a livello europeo. Fanno parte, come si vede, di una fascia sociale di basso livello economico e hanno bisogno di essere assistiti. Ma l’assistenza in questo momento è diversa da paese a paese, e si cerca di creare una modalità unitaria di agire”. “Lo scopo – ha proseguito il console – è quello di essere presenti per cercare di risolvere i problemi specifici dell’etnia rom, di essere una partnership per le autorità, e per la comunità”.

Ma che effetto fa, ad un rumeno, vedere dei connazionali in queste condizioni? “Non è la prima volta – ha risposto il console. “Ho visto questa tipologia di abitazione anche in Romania, anche in altri paesi. Essendo diplomatico ho visto di tutto. Arrivando al 2007, le condizioni precarie rimangono la sola risposta di chi è senza speranza. È la disperazione di questa gente che, volendo, potrebbe fare parte della comunità, ma invece preferisce stare lì, invece di provare un’altra soluzione. E soffre, ma accetta questa situazione, che non è gradita a nessuno”.

Articolo del 24/9/2007 per il giornale Obiectiv

di Rosita Ferrato

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